Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Lettere - Viterbo - Cristina Perugi racconta la sua disavventura al pronto soccorso

“A Belcolle, non si sono nemmeno accorti delle costole rotte”

Condividi la notizia:

Viterbo - Il pronto soccorso di Belcolle

Viterbo – Il pronto soccorso di Belcolle 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Leggevo un articolo di ringraziamento di un vostro lettore a tutto il personale del pronto soccorso di Belcolle, riguardo la sua esperienza personale e riguardo la gentilezza e umanità che ha riscontrato in quell’ambiente.

Ahimé, forse è uno dei pochi fortunati, perché ritengo che oltre all’umanità e alla gentilezza, che non sempre è così tangibile, a monte ci sia bisogno di ben altro, ovvero competenza e professionalità.

Purtroppo, in pochi mesi, ho avuto la necessità varie volte di ricorrere alle loro prestazioni per i miei genitori di rispettivamente di 84 e 82 anni.

Mio padre, con uno scompenso cardiaco, tramite l’intervento del 118, il cui personale, devo riconoscere, è stato veramente professionale e gentile, viene portato al pronto soccorso, per essere  poi ricoverato in reparto soltanto il giorno successivo alle 16. Io sono fuori quella porta ad aspettare dalle 7 della mattina senza riuscire a sapere se il mio congiunto è ancora in vita e per di più maltrattata anche dal personale per la mia insistenza.

Tornato a casa dopo 10 giorni di degenza, dopo neanche un mese siamo di nuovo lì e, dopo un’attesa estenuante, con una polmonite in corso e palesemente deperito, viene lasciato su una seggiola a rotelle, dalle 9 della mattina fino alle 4 del pomeriggio, in un ambiente che ricorda un girone dell’Inferno di Dante, per sentirci poi dire che non c’era nessuna possibilità di ricovero e che avrebbe dovuto aspettare in quelle condizioni fino a che si fosse liberato un posto, chissà quando.

Con questa prospettiva e interpretando le mezze frasi imbarazzate dei medici, ce ne siamo tornati con la coda tra le gambe a casa, affrontando da soli tutti i problemi derivanti da questa situazione e facendo i salti mortali per aiutarlo a non morire.

Neanche dopo un mese, il 13 agosto, mia madre cade e con forti dolori alla spalla sinistra e alle costole torniamo a Belcolle, dopo le radiografie di rito, la sentenza è chiara e lapidaria: nessuna frattura, ma il dolore c’è ed è forte, malgrado gli antidolorifici prescritti. Dopo due settimane di sofferenze, io e mia sorella ci decidiamo a farle ripetere le radiografie, non certo nella suddetta struttura ospedaliera, il risultato è scioccante: spalla lussata e quattro costole rotte.

Che cosa devo aggiungere? Penso di essere stata esaustiva e posso concludere soltanto dicendo che magari venga la meritocrazia. Lasciamo fuori la politica, laddove c’è in ballo la vita e la salute degli esseri viventi e iniziamo a licenziare anche dagli enti pubblici chi non è all’altezza di svolgere con efficienza il proprio lavoro.

Cristina Perugi


Condividi la notizia:
30 agosto, 2015

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/e-morta-irene-cara-vinse-loscar-per-fame-e-flashdance/