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Crisi in provincia - La "mossa" di Meroi per far "ragionare" i suoi

Punirne… 4 per educarne 100

di Giuseppe Ferlicca
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Marcello Meroi

Marcello Meroi

– Punire gli assessori per far capire ai consiglieri. E’ la mossa di Marcello Meroi per tentare di trovare un’uscita all’ingarbugliata matassa sulla nomina del presidente del consiglio.

Nel Pdl l’intesa non c’è e dopo avere più volte messo in guardia sul pericolo che tutti potevano andare a casa, ha cominciato dagli assessori del suo stesso partito. Il Pdl. Via le deleghe a Bianchini, Equitani, Fraticelli e Simeone. Ieri l’annuncio, oggi la formalizzazione, dopo l’ennesima riunione.

Far fuori componenti di giunta del suo stesso partito per lanciare messaggi ad altri (ovvero, dire a nuora perché suocera intenda), è un fatto più unico che raro. Ma Meroi non entrerà per questo nel Guinness dei primati.

Simili singolari punizioni anche a Viterbo non sono una novità. Nel 2006, per avvertire la sua maggioranza, l’allora sindaco Gabbianelli tolse le deleghe agli assessori Arena e Moltoni.

Altri tempi. Li estromise a due giorni da Natale e lo vennero a sapere durante il brindisi augurale del partito. Che allora era ancora Forza Italia.

Si dirà che aspettare il 25 dicembre sarebbe stato troppo. Ma tanto che cambia? Chi crede che alla fine andranno tutti a casa davvero, alzi la mano. Giusto E.T. Ma serve un telefono.

Alla fine, tolto un assessore qui, se ne mette uno là e tutti insieme si tira a campare. Fuori palazzo Gentili c’è la tempesta, ma nessuna paura, il presidente tiene saldamente in mano le redini della situazione. Ha cacciato quattro assessori. La Tuscia tira un sospiro di sollievo.

 

Anche se non c’è viterbese che non si domandi, ora come andrà a finire? Grazie a questa mossa (più o meno) a sorpresa, sarà eletto il presidente del consiglio? Questo è chiedere troppo.

Intanto domani è convocato il consiglio provinciale e con tutta probabilità si voterà solo il bilancio, rinviando la decisione sul successore di Piero Camilli.

Meroi sul ritiro delle deleghe sembra piuttosto convinto. “Non essendoci una maggioranza che riesca a trovare una sintesi e di fronte a posizioni intransigenti, io mi assumo le mie responsabilità azzerando la giunta, per andarla a ricostituire secondo gli equilibri che i consiglieri provinciali chiedono.

Il mio unico problema è far funzionare l’amministrazione questo cercherò di fare fino all’ultimo. Se non sarà possibile, si va tutti a casa”. Beninteso. Ognuno a casa sua.

A meno che non si materializzi un presidente del consiglio. La staffetta Fracassini – Staccini potrebbe anche andare, ma si discute su chi deve cominciare per primo e Bruni discute, pare a prescindere. Ieri avrebbe addirittura minacciato di lasciare il gruppo del Pdl se si dovesse verificare.

Per andare dove? A casa, ovviamente. Telefono casa. Politica? No roba da marziani.


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5 ottobre, 2011

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