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Vetralla - Il pullman Roma-Viterbo scortato dalla polizia fino in questura - Dieci imputati

Senza biglietto sul bus, mandano il controllore a Belcolle

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Viterbo – La polizia 

Vetralla – A processo in dieci per lesioni, oltraggio a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio, rifiuto di dare le proprie generalità.

E’ bastata la richiesta di mostrare biglietti e documenti a far inalberare un gruppo di nordafricani che, quattro anni fa, viaggiava su un bus diretto a Viterbo. 

I controllori li avevano notati già su un altro autobus a Sutri, ma avevano fatto in tempo a scendere. Se li sono ritrovati poco dopo, su un altro bus, a Vetralla: “Dicevano di non avere i documenti, qualcuno ha mostrato biglietti non timbrati – ha raccontato ieri al processo uno dei due controllori -. Qualche minuto, poi hanno iniziato a dare in escandescenze e a offendere, chiamandoci ‘stronzi’, ‘razzisti’, ‘chiamate la polizia, tanto non ce fanno niente”.

I controllori la polizia l’hanno chiamata davvero. Anche perché l’atmosfera sul bus, con 40 passeggeri all’interno, cominciava a surriscaldarsi. “Uno dei nordafricani ha cominciato a gridare, che voleva scendere – ha ricordato, ancora, il controllore -. Non ha sentito ragioni: mi ha spinto da dietro e mandato a sbattere addosso al collega, che è caduto in avanti, scivolando accanto al conducente e sbattendo contro il cruscotto. E’ dovuto andare al pronto soccorso”. 

Per sicurezza, due pattuglie della polizia hanno scortato l’autobus fino a Viterbo. Capolinea: la questura, per i dieci chiassosi passeggeri, scesi dal bus e accompagnati dagli agenti negli uffici di via Romiti per l’identificazione.

Le difese, ieri in aula, hanno esibito biglietti timbrati (timbrati dopo, secondo il controllore). Almeno di alcuni imputati, comunque, non c’è più traccia: neanche i loro avvocati sanno dove sono adesso. Intanto il processo continua a marzo.


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17 settembre, 2015

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