Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Leggendo l’intervista al prof. Andrea Amici, docente di gestione della fauna selvatica dell’università della Tuscia, verrebbe naturale sentirsi colpiti, sia come cacciatori che come gestori dell’attività venatoria di una parte del territorio viterbese.
In verità, invece, siamo finalmente felici che qualcuno ci chiami in causa per parlare di gestione della specie cinghiale.
Caro prof. Amici, è vero la legge regionale del Lazio 17/95 (ripeto del 1995), delega agli ambiti territoriali di caccia la gestione venatoria e pertanto anche la caccia al cinghiale, ma è vero che di fatto finora gli organi a noi sovrapposti, regione e provincia, hanno delegato gli stessi esclusivamente alla verifica dei danni alle produzioni agricole e, in alcuni casi, allo smaltimento delle viscere e delle carcasse.
Tutta la programmazione e gestione è nelle loro mani e di fatto noi siamo esautorati da ogni competenza.
La stessa legge 4 del 2015 e il suo relativo decreto attuativo – emesso lo scorso mese, evidenziando le misure di prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica e definendo le modalità per la realizzazione e la manutenzione di opere (quali le recinzioni) dirette alla difesa delle colture agricole e degli allevamenti e della realizzazione di sistemi di alimentazione complementare, quali le coltivazioni a perdere ed il foraggiamento dissuasivo – prevede che la provincia sia l’attore principale nell’attuazione del programma sia per l’attività di prevenzione che per quella autorizzativa per la selezione.
Di fatto, come dice correttamente il prof. Amici, l’Atc, che per legge dovrebbe programmare e definire la gestione, si ritrova a essere un mero esecutore di decisioni altrui.
Questa, quindi, è l’occasione giusta, per riportare tutti insieme su un piano corretto un problema rilevantissimo per gli agricoltori, quale è il controllo della specie cinghiale.
Il luogo deputato per legge, ma anche per competenze, è proprio l’Atc costituito dalle associazioni venatorie, dalle associazioni ambientaliste e dalle associazioni agricole e dagli enti locali che sono direttamente coinvolti nel problema e dalla stessa provincia.
Noi siamo pronti a fare la nostra parte, ma abbiamo la necessità che le istituzioni tutte insieme compresa l’università della Tuscia, facciano la propria parte condividendo un percorso comune.
Dobbiamo però agire “ad horas ” non solo per la salvaguardia delle produzioni agricole e del territorio ma anche per l’incolumità degli automobilisti e delle persone in genere.
Non è più tempo di proclami ma è il tempo dell’operatività e l’ambito territoriale caccia Vt2 non solo è aperto a condividere un percorso comune ma si rende disponibile a collaborare in qualsiasi iniziativa, convinti che la verità più profonda è nel titolo dell’articolo: “Non si può limitare l’abbattimento e sorprendersi se si moltiplicano”.
Alberto Scarito
presidente Atc Vt2
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