Viterbo – Altri quindici giorni per avere risposte sulla morte di una neonata a Belcolle a fine aprile.
Hanno chiesto altro tempo i consulenti nominati dalla procura per indagare sulla bimba nata morta, dopo il cesareo all’ospedale viterbese. Una proroga di altri quindici giorni per consegnare la loro relazione.
Almeno cinque gli indagati per omicidio colposo tra medici e paramedici che hanno assistito la giovane mamma in sala parto. Per la coppia, era la prima figlia.
Estratta dalla pancia della mamma il 16 aprile scorso, non respirava già più. Inutili i tentativi di rianimazione o di organizzare un trasporto in extremis al Gemelli o al Bambin Gesù: per la piccola non c’era già più niente da fare.
Il padre ha sporto denuncia in questura: la squadra mobile di Fabio Zampaglione ha sequestrato la cartella clinica.
In quattro anni, è la quinta neonata che muore all’ospedale Belcolle dopo la nascita. In due casi, medici e ostetriche sono finiti a processo tra Viterbo e Civitavecchia con l’accusa di non aver fatto tutto il possibile per portare a termine serenamente la gravidanza: dal cesareo eseguito in ritardo, per portare avanti a tutti i costi una gravidanza naturale con l’aggravante delle carenze di Belcolle e di un’altra emergenza simultanea, ad anomalie non diagnosticate in tempo, da parte di un’équipe dell’ospedale di Tarquinia.
Proprio durante uno di questi processi, il primario di Ginecologia di Belcolle Giorgio Nicolanti ha difeso il suo reparto: “Abbiamo una storia pluridecennale di gestione di parti ad alto rischio. Dalla Capitale li trasferiscono spesso da noi perché in questo siamo un’eccellenza”.
Per il caso di un’altra neonata è stata chiesta l’archiviazione, mentre le indagini sulla morte del piccolo Edoardo, morto già dentro la pancia della mamma, sono in dirittura d’arrivo, con una relazione dei consulenti della procura che scagiona i medici: in nessun modo avrebbero potuto salvare il bimbo.
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