Viterbo – “Chi uccide nel nome di Allah non è musulmano”. Lo dice con fermezza e sicurezza Nabil Al Zeer, presidente dell’associazione islamica di Viterbo.
“Chi uccide nel nome di Allah – dice – non ha nulla a che vedere con l’Islam. Non sono musulmani, ma maledetti che devono sparire dalla faccia della terra.
Ci colpiscono due volte – continua Al Zeer -. Perché uccidono vite innocenti e perché lo fanno inneggiando alla nostra religione, ma non sanno che nel Corano c’è un versetto che dice che chi uccide un uomo è come se avesse ucciso l’intera umanità”.
Dopo l’attentato di Parigi il mondo islamico è finito nell’occhio del ciclone. Intimidazioni, condanne e difese. Ma anche propaganda. Tutti hanno qualcosa da dire.
“In molti – spiega – sanno poche cose dell’Islam e credono di sapere tutto. Ci sono tante cose da chiarire. Non è vero che è una religione violenta. La parola Islam è collegata al termine salam che significa pace.
Così come non è che vero del Corano esistono diverse interpretazioni. E’ un libro semplicissimo e non c’è bisogno di qualcuno che lo spieghi. L’Islam vieta il monopolio di una persona o di un gruppo di persone, per questo non esiste il clero. L’imam stesso non è una figura religiosa, ma colui che conduce la preghiera”.
Chi sono allora questi terroristi? “Ignoranti – risponde Al Zeer -, persone che parlano a nome nostro e dicono un sacco di balle. Sono organizzatissimi. Ricevono ordini. C’è qualcuno che li assolda e li addestra per uccidere.
Non è normale – attacca – che quattro farabutti mettano in ginocchio il mondo intero. Mi fa ridere che non riescano mai a scovarli. Forse fanno comodo. Ma non saprei dire a chi. Lo chiederei a qualche capo di stato”.
Nabil Al Zeer ha 65 anni. E’ palestinese ed è in Italia dagli anni ’70, prima a Modena e poi a Viterbo. Una vita al fianco di sua moglie Catia, una cattolica modenese convertita all’Islam. Quattro figli e otto nipoti, sparsi in tutta Europa: da Milano all’Inghilterra, passando per Ancona. Nel 2000 l’idea di fondare un’associazione culturale islamica a Viterbo, un luogo di incontro e di cultura dove poter parlare di Islam, integrazione e fare volontariato.
“All’inizio non è stato semplice – ammette -. In provincia i musulmani sono tantissimi e sparsi ovunque. L’associazione conta più di quaranta iscritti, ma alla preghiera del venerdì siamo in duecento”.
La parola d’ordine è trasparenza. Da qui la decisione di comunicare, sin da subito, l’esistenza dell’associazione alla Digos. “Da quando abbiamo aperto – dice – i controlli delle forze dell’ordine sono costanti: controllano persone e documenti”. Poi spiega. “Ci incontriamo in uno scantinato di pochi metri quadrati. Dopo il cimitero, sarebbe bello avere in città anche la moschea”.
Inevitabile un accenno alle recenti dichiarazioni di Magdi Allam sull’Islam. “Butta benzina sul fuoco – attacca Al Zeer – per creare discordia tra italiani e musulmani. Istiga al male e all’odio. Inganna. Non dice la verità. Fa di tutta l’erba un fascio. Noi musulmani siamo pronti a combattere al vostro fianco per salvare l’Europa”.
Poi l’ultima domanda. Dopo gli attacchi a Parigi, gli italiani hanno cambiato atteggiamento nei vostri confronti? “Sì – ammette -, lo sguardo. Capita che qualcuno guardi male mia moglie. Ma non abbiamo paura, solo dispiacere”.
Raffaele Strocchia
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