Vetralla – Temeva che l’avrebbero rispedita in Bielorussia in collegio se avesse denunciato l’uomo che per lei era come un padre. Ieri, la condanna del tribunale di Viterbo: tre anni e nove mesi a un ultraottantenne, accusato di palpeggiare la sua badante 29enne.
Lei, bambina di Chernobyl, era venuta in Italia scappando dall’inferno, come tanti suoi coetanei. A Vetralla trova una famiglia che la accoglie e le dà lavoro come collaboratrice domestica. Ma quando l’anziano che accudisce e al quale è tanto riconoscente per averla cresciuta e ospitata, diventa vedovo, nel 2007, per lei comincia l’incubo.
Palpeggiamenti, avances, richieste sessuali e lui che gira per casa nudo a ogni ora del giorno. Approcci fisici cercati con una violenza che fa finire la ragazza al pronto soccorso nell’estate 2012, dopo essere stata sbattuta a terra: è a quel punto che intervengono i carabinieri, con tanto di registrazioni fornite dalla ragazza. Abusi che andavano avanti già da cinque anni nel più totale silenzio della giovane: solo allo psicologo che la seguiva aveva lasciato intuire qualcosa e poi all’amica, che chiama le forze dell’ordine per lei.
Un dramma in cui si mischiano sentimenti contrastanti, per la pubblica accusa: riconoscenza per essere stata accolta come una figlia, vergogna, paura, sudditanza economica perché la ragazza aveva vitto, alloggio e tutto ciò che le serviva, ma non veniva pagata e non sapeva dove andare.
Per il pm Fabrizio Tucci, che chiede una condanna a sette anni, l’anziano approfitta di quella situazione finché può, per poi cercare di comprare il silenzio della ragazza offrendole soldi e un appartamento.
Ricostruzione infondata secondo la difesa, perché la casa era solo un regalo, in previsione di un futuro matrimonio della ragazza col fidanzato. L’avvocato dell’ottantenne la ritiene inattendibile anche per i suoi problemi di alcolismo. Sottolinea l’affetto per l’anziano, a cui scriveva teneri biglietti di auguri a Natale e per il quale rinunciava anche ad andare al mare con le amiche pur di fargli compagnia. Il legale non smentisce le avances ma, per lui, la ragazza era consenziente: “Non faceva niente che lei non volesse: le chiedeva sempre il permesso. Si sente anche nelle registrazioni prodotte dall’accusa, che sono un clamoroso autogol”. Non per i giudici, che gli hanno inflitto tre anni e nove mesi per atti sessuali, lesioni e maltrattamenti in famiglia, 10mila euro di provvisionale (a fronte dei 30mila chiesti dalla parte civile) e interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, più il risarcimento a parte che stabilirà il giudice civile.
Tre mesi per le motivazioni della sentenza. La difesa impugnerà.
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