Viterbo – Investimenti in perdita. Affari che, nella realtà, diventavano vere e proprie fregature, costate care a chi si è ritrovato nei panni di vittima.
Il tribunale di Viterbo ha condannato tre sedicenti intermediari finanziari per appropriazione indebita: otto mesi ciascuno, multa, risarcimento da stabilire in sede civile e provvisionale di 40mila euro da rifondere alle due parti civili.
Furono in due a sporgere denuncia nel 2009. Uno perse 15mila euro, dopo averne affidati 20mila agli imputati per investirli. L’altro, dopo aver consegnato 190mila euro ai ‘promoter’, risparmi suoi e della moglie, se ne vide restituire 70mila. Ma le promesse erano ben diverse: in pratica, fare soldi facili. Investire per poi rientrare completamente della somma iniziale e guadagnare con gli interessi. Le vittime erano state invogliate da amici che avevano avuto concreti vantaggi economici dopo aver provato l’investimento, ma per loro non andò altrettanto bene.
Gli avvocati di parte civile Luca Mecarini e Luigi Sini hanno chiesto somme vicine alla differenza tra le cifre sborsate e l’importo delle restituzioni, sottolineando il “metodo collaudato” degli imputati che, secondo i legali, ha preso le sembianze di una vera e propria truffa, anche se ai tre è stata contestata solo l’accusa di appropriazione indebita.
La difesa – avvocati Giuseppe Picchiarelli e Alessandra Vittori – puntava sulla consapevolezza degli investitori sui margini di rischio e sull’affidamento volontario del denaro, nonostante il “carattere aleatorio” dell’operazione. In pratica: hanno investito per guadagnare sapendo di poter perdere, ma la colpa della perdita, secondo la logica difensiva, non poteva essere accollata agli imputati. Il giudice Silvia Mattei ha deciso diversamente.
– Una vittima: “Più di 100mila euro in fumo con un investimento”
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