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Media - La pagina Facebook di notizie vere ma incredibili rilancia l'articolo di Tusciaweb in tutta Italia

“Spaccia dai domiciliari, lo rimettono ai domiciliari” su “Ah ma non è Lercio”

di Holly Golightly
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Tusciaweb su "Ah ma non è Lercio"

Tusciaweb su “Ah ma non è Lercio” 

Viterbo – Quando la realtà supera la fantasia può finire su “Ah ma non è Lercio”.

L’aggregatore di notizie vere ma incredibili ha intercettato uno spaccato di cronaca giudiziaria viterbese: il presunto spacciatore accusato di smerciare stupefacenti persino dagli arresti domiciliari, arrestato per droga e rimandato ai domiciliari. Decisione del gip viterbese Stefano Pepe, nell’inchiesta “Jackpot”, sullo spaccio tra la capitale e Bassano Romano.

La notizia è stata rilanciata dalla pagina Facebook di “Ah ma non è Lercio” e ancora adesso continua a viaggiare per il web alla velocità della luce sulle ali del social network. Su Facebook è stata condivisa più di 4500 volte. Un record e un picco di popolarità del tutto inaspettati per il tribunale di Viterbo. 

Chi conosce “Lercio” conoscerà senza dubbio anche “Ah ma non è Lercio”. Il primo è costruito come un vero quotidiano – con tanto di apposito sito web – ma con finte notizie create ad arte da una “redazione” di provocatori nati. Il risultato è una comicità brillante e geniale. Qualche perla di “Lercio” che resterà negli annali della (non)informazione satirica? “Putin paparazzato mentre concede un diritto umano”. “Le sentinelle in piedi si uniscono al movimento dei forconi: nascono i minchioni delle rotonde”. “Scoperto dov’è buono il tè Infrè” (che farà ridere solo chi ricorda lo spot col direttore d’orchestra che diceva che il tè Infrè “è buono qui, è buono qui”).

“Ah ma non è Lercio” nasce sulle fortune di “Lercio”. Ma l’operazione è inversa: niente più finta informazione, ma informazione vera e talmente assurda da sembrare finta. I domiciliari a un accusato di spaccio che già spacciava dai domiciliari devono essere evidentemente rientrati negli standard di “Ah ma non è Lercio”: notizia reale ma inverosimile al punto da sembrare uno scherzo. Come tutte quelle che l’aggregatore seleziona accuratamente ogni giorno per pubblicarle sulla sua pagina Facebook, collezionando i commenti dissacranti degli internauti che, anche stavolta, si sono scatenati. Da “Sì, però ora gli hanno messo un’insegna sulla porta, così i clienti non si perdono…”, a “Gli hanno inflitto i domiciliari al quadrato”. Da “Non lo fare più, monello!” a “Tutto è bene quel che finisce bene”. Con altre ipotetiche fattispecie di reato e relativi consigli sulla misura cautelare, tipo: “Stupra una suora, rinchiuso in convento” o “Spaccia in stazione, domiciliari in stazione”.

Per un commentatore che ammette di non aver ben capito, un altro gli risponde: “Non preoccuparti, tu continua ad andare lì che lo trovi sempre”. Del resto, come dargli torto? Per capire questa giustizia, che condanna per direttissima il ladro di mele e fa prescrivere la corruzione, a volte servirebbe proprio l’interprete…

Holly Golightly


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4 febbraio, 2016

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