Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo la nota indirizzata al direttore Inps Danilo Siddi, al prefetto Rita Piermatti – Scriviamo in nome della categoria, in merito a quanto emerso durante la riunione tenutasi il 4 marzo presso la prefettura di Viterbo tra alcuni funzionari dell’istituto da lei rappresentato e la Cgil (apparso sul sito di informazione Tusciaweb), a seguito della richiesta di intervento da parte di quest’ultima tesa a chiarire i motivi dei ritardi nella concessione dei trattamenti di cassa integrazione, motivo di disagi a molti lavoratori in attesa del sostegno al reddito loro dovuto.
Com’è noto, con l’entrata in vigore del d.lgs. 14 settembre 2015, n.148 vengono abolite le Commissioni provinciali e i trattamenti sono autorizzati direttamente dal direttore della sede Inps competente, mediante domanda da presentarsi esclusivamente on‐line entro 15 giorni dall’avvio della riduzione o sospensione (comma 2 art.15 d.lgs. 14 settembre 2015, n.148).
Orbene, durante la citata riunione è emerso, a detta dei funzionari presenti, che il motivo principale dei ritardi risiede nel fatto che i consulenti del lavoro errano o non sono in grado di utilizzare le procedure messe a disposizione dall’Inps, fino al punto che su circa 700.000 istanze solo 50.000 risultano correttamente inviate.
Già questo dato (il 93%) dovrebbe far riflettere sul fatto se siano incapaci i professionisti all’invio delle istanze on‐line o se, piuttosto, come è naturale dedurre siano tutt’altro che fruibili le procedure messe a disposizione dall’Inps.
Infatti, con la circolare n.7 del 20 gennaio 2016, l’istituto di previdenza fornisce istruzioni amministrative ed operative per la gestione della nuova disciplina sulla concessione delle integrazioni salariali ordinarie, estremamente complesse e tortuose, come attestano le numerose videate che si presentano all’apertura della procedura e l’estrema rigidità del sistema nella creazione del file Csv obbligatoriamente richiesto.
Invero, la procedura, nella fase di produzione del file Csv restituisce all’utente errori bloccanti ingiustificati ed incomprensibili, costringendo lo stesso a fare tutta una serie di tentativi correttivi del file in questione che nella stragrande maggioranza dei casi non riesce. Sul punto si richiama la nota del primo marzo inviata dal sindacato unitario Ancl‐Su alla presidenza del consiglio dei Ministri e al direttore generale dell’Inps con la quale si denuncia il mancato funzionamento della procedura di acquisizione delle domande di cassa integrazione per via dell’anomalo obbligo di trasmissione di un file con estensione Csv, che risulta estemporaneo e comunque sganciato dagli standard delle procedure informatiche utilizzate dalle imprese e già gestite dall’Inps.
Tale assurda previsione ha costretto i consulenti del lavoro a prodigarsi nell’inserimento delle istanze di Cig, anche in considerazione della responsabilità sociale determinante dall’intervento dell’ammortizzatore sociale ma, purtroppo, la procedura di acquisizione delle domande di cassa integrazione non riconosce la validità del file Csv (seppure compilato regolarmente), bloccandone l’invio.
Purtroppo, le disfunzioni informatiche dell’istituto, aggravate da una evidente disorganizzazione degli uffici sono sotto gli occhi di tutti; emblematico, infatti, il risultato del sondaggio effettuato dalla nostra Fondazione Studi, su un campione di circa 2000 Consulenti del lavoro che, quotidianamente, utilizzano il portale www.inps.it per le necessarie operazioni di intermediazione tra le aziende e l’istituto.
Il suddetto rilevamento evidenzia una realtà ben lontana da quella moderna ed efficiente che si vuole far credere: in merito alla connessione al sito Inps e alle relative procedure di accesso, ad esempio, solo per l’8% del campione l’accesso risulta agevole. Per la quasi totalità degli intervistati (92%) le difficoltà maggiori si hanno o perché il sito risulta spesso fuori servizio (nel 35% dei casi) oppure perché una volta connessi il trasferimento ai servizi richiesti non avviene con successo (nel 67% dei casi).
Ma non è tutto: il cassetto bidirezionale (che permette ad aziende e consulenti di dialogare direttamente con l’Inps) non risulta aggiornato per oltre il 90% dei consulenti; le anomalie non vengono corrette in tempi rapidi e, ancor più grave, 9 professionisti su 10 ricevono periodicamente note di rettifica per questioni già risolte. La lunga lista dei disagi continua con la procedura telematica dell’avvio dei rapporti di lavoro tramite voucher (funziona solo in un caso su 4); l’invio degli Uniemens (le denunce previdenziali mensili) e le istanze di sgravio e annullamento delle cartelle, così lente da consentire ad Equitalia da far partire le azioni esecutive in un caso su 3, costringendo i contribuenti ad azionare le conseguenti azioni giudiziarie a discapito della già compromessa macchina giudiziaria, con conseguenti sprechi di denaro pubblico.
Ma, evidentemente, non è ancora abbastanza.
L’Inps, con il suo reiterato comportamento, viola costantemente l’art.97 della nostra Costituzione, che impone alla pubblica amministrazione l’organizzazione dei propri uffici secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità, fino a spingere il nostro sindacato unitario a richiedere l’accesso agli atti dell’istituto riferiti a tutti i contratti di fornitura e manutenzione hardware‐software relativi alla piattaforma informatica che l’Inps utilizza per i rapporti con l’utenza, nonché i provvedimenti e la corrispondenza dell’Inps, relativi ai malfunzionamenti di detta procedura nel periodo 2014‐2016.
L’Inps viola ancora palesemente e reiteratamente i commi 1 e 2 dell’art.181 della legge 7 agosto 1990, n.241 , che impongono alla pubblica amministrazione di non richiedere quei documenti, necessari all’istruttoria del procedimento, che siano già in suo possesso o siano già detenuti da altre pubbliche amministrazioni.
A riguardo, tra le tante, l’ultima inerente la richiesta dell’Inps di dati per le aziende aventi più di 50 dipendenti di provvedere all’invio telematico tramite cassetto della apposita dichiarazione di responsabilità, corredata di copia del documento del rappresentante legale dell’azienda, riferendosi ad una sua precedente circolare del 2007!! (3 aprile 2007 n.70).
Il mancato invio della suddetta modulistica comporterebbe la mancata assegnazione del codice “1R” con conseguente blocco dei flussi emens.
A riguardo è bene ricordare che l’Inps è già in possesso di tutti i dati necessari alla classificazione delle aziende destinatarie della contribuzione al fondo di garanzia ma che, evidentemente, la propria procedura informatica non è ancora in grado di rilevare.
Per tutti i motivi sopra esposti si chiede un urgente ed immediato intervento dei destinatari della presente affinché si adoperino a porre in essere tutti gli strumenti necessari, per impedire il protrarsi della più imponente disfunzione di una pubblica amministrazione a cui si sia mai assistito negli ultimi 30 anni.
Giuseppe D’Angelo
Presidente Consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale dell’Ordine di Viterbo
Anna Calabrò
Presidente Ancl – Sindacato Unitario Unione provinciale di Viterbo
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