Viterbo – Più di un’ora a raccontare la sua versione dei fatti. Più di un’ora a cercare di difendersi dalle accuse di maltrattamenti in famiglia e minacce col coltello (video).
Interrogatorio di garanzia, ieri mattina, per Vincenzo Lapaglia Casciana, cinquant’anni, artigiano siciliano.
L’uomo arrestato la notte del 3 maggio dalla squadra mobile di Viterbo ha risposto alle domande del gip Savina Poli, al carcere Mammagialla.
“E’ stato collaborativo”, dichiara il suo avvocato Patrizia Ruzzi, che ha chiesto al gip di sostituire il carcere con una misura alternativa.
Per gli agenti viterbesi, è l’ennesima storia di violenze tra le mura domestiche. La compagna del 50enne si presenta in questura il 18 aprile, convinta a denunciare dalla madre e da un’avvocatessa sua amica.
Ai poliziotti della sezione specializzata in reati su donne e minori, racconta gli insulti, le botte e le minacce di morte dal compagno, che avrebbe puntato ad allontanarla anche da amici e conoscenti.
Stando alle indagini, le aggressioni sarebbero avvenute anche davanti ai figli piccoli della donna, una bimba di 8 anni, avuta da un precedente matrimonio, e un figlio nato due anni fa dalla relazione con Casciana. Per sfuggire alle botte e alle urla del ‘patrigno’, la piccola di nascondeva in una specie di piccolo rifugio che aveva costruito sotto il suo lettino.
L’uomo ha alle spalle un precedente per omicidio per il quale ha scontato una condanna a 12 anni. La convivente sarebbe stata minacciata di fare la stessa fine della persona che Casciana aveva ucciso.
Nei prossimi giorni il gip deciderà se farlo uscire dal carcere.
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