Viterbo – (s.m.) – Organizzati di tutto punto per truffare le società sportive. C’era chi sceglieva le vittime. Chi le contattava. Chi rimediava cellulari provvisori da buttare via a raggiro ultimato.
Adesso, invece, c’è un avviso di chiusura delle indagini per 7 persone, quasi tutte toscane, tra cui un ultraottantenne. La procura di Viterbo – pm Massimiliano Siddi – contesta l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa.
Nel Viterbese avrebbero contattato decine e decine di società sportive di calcio, basket e pallavolo. Proponevano sponsorizzazioni dai 40mila agli 80mila euro, dietro la maschera di un’azienda informatica che, in realtà, era una scatola vuota. Una società dismessa ma non cancellata, quindi apparentemente regolare agli occhi di chi controllava.
Per gli investigatori, una prima parte del raggiro consisteva nel chiedere piccole somme alle società sportive. Cifre irrisorie rispetto alle roboanti sponsorizzazioni proposte. E così succedeva che la società versava 3-4mila euro a fronte di un assegno circolare da 80mila che, puntualmente, si rivelava falso. Ma a quel punto, i vertici dell’azienda investitrice si erano già dati alla macchia, dopo aver fornito false generalità e buttato i cellulari.
Gli incontri tra i geni della truffa e i manager delle società sportive avvenivano in un locale a due passi dalla procura. Era qui che gli imprenditori, giacca, cravatta e savoir faire, cercavano di propinare “l’affare” alle squadre locali di calcio, basket e pallavolo. Si procuravano l’elenco delle società dell’intera provincia e le contattavano a tappeto, per poi prendere appuntamento con gli interessati. Agli incontri si presentava spesso un distinto 60enne, mentre il presidente della fantomatica azienda informatica era un nonnetto di 82 anni.
Per i 7 è scattata la denuncia a piede libero, dopo le indagini della polizia stradale. Gli agenti della sezione polizia giudiziaria indagavano dal novembre 2015 insieme ai colleghi di Terni. A mettere in moto l’inchiesta, la denuncia di una delle società sportive viterbesi, adescate con la scusa della sponsorizzazione.
La banda si premurava anche di aggiornare il sito web dell’azienda; altro espediente per nascondere l’illecito dietro una parvenza di legalità, stando alle indagini della stradale, che durante le perquisizioni in casa degli indagati ha sequestrato un’ingente somma di denaro. Alcuni avrebbero precedenti per fatti analoghi: truffe con le stesse modalità eseguite in Trentino, Friuli e Sicilia. Un sistema già testato in altre regioni per fare soldi facili, ma a Viterbo non ha funzionato.
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