Viterbo – Morì per un cocktail di farmaci, alcolici e stupefacenti. A giudizio è finito il fratello, accusato di spaccio di stupefacenti e morte per conseguenza di altro reato.
Doveva iniziare ieri il processo per la morte di Roberta Ortolani, 40enne viterbese trovata cadavere nell’estate 2013. Il corpo senza vita era in un’abitazione del centro storico in via della Marrocca. Roberta viveva qui con il compagno e il fratello, unico indagato e rinviato a giudizio per la morte della donna. In pratica, secondo l’accusa, sarebbe stato lui a cedere alla sorella la dose di droga letale che l’ha uccisa, mischiata ad altre sostanze.
Una vita da emarginati, quella di Roberta Ortolani e del fratello, segnata da violenza, disoccupazione e tossicodipendenza.
Roberta fu trovata senza vita il 2 luglio di tre anni fa, sul divano di quella casa disordinata come la sua esistenza. La squadra mobile di Fabio Zampaglione trovò l’abitazione a soqquadro. Fu sequestrato l’intero appartamento, insieme a farmaci e stupefacenti.
La prima udienza, ieri, è saltata per un problema di notifica. L’imputato, assistito dall’avvocato Marina Bernini, sarà giudicato con rito ordinario davanti al giudice Rita Cialoni.
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