Viterbo – Niente rito abbreviato per lo zio accusato di violenza sessuale sul nipotino di 10 anni e su un compagno di giochi.
Il tribunale di Viterbo ha respinto la richiesta della difesa dell’imputato, rappresentato dall’avvocato Daniele Peppe. Il legale chiedeva il rito abbreviato condizionato all’ascolto di un testimone. Richiesta già rigettata in udienza preliminare dal gup Francesco Rigato, che rinviò a giudizio G.D., operaio 40enne di Bracciano, per violenza sessuale aggravata.
Stamattina, prima udienza davanti al presidente Silvia Mattei e ai giudici a latere Rita Cialoni e Giacomo Autizi, per ammettere le prove al fascicolo del processo.
E’ il settembre 2014 quando l’operaio finisce ai domiciliari per violenza sessuale aggravata sul nipote di 10 anni e su un suo amichetto, parti civili al processo tramite l’avvocato Silvia Tafani. Di quel “gioco”, sotto una specie di casetta costruita con le coperte, nessuno avrebbe dovuto sapere: “E’ un segreto che deve restare tra noi, sennò torno in carcere”, avrebbe detto lo zio ai bambini.
Sul 36enne pende un altro processo per abusi sessuali su minori: dopo la condanna a otto anni in primo grado, i giudici d’appello hanno riformato la sentenza riducendo la pena a un anno e 11 mesi. Infine l’annullamento della Cassazione e il ritorno davanti alla Corte d’Appello di Roma, udienza ancora da fissare. Sembrerebbe che l’operaio, in carcere, avesse più volte tentato il suicidio.
L’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, su richiesta del pm Chiara Capezzuto, fu eseguita dalla squadra mobile di Viterbo, coordinata da Fabio Zampaglione. I fatti sarebbero avvenuti in un paese della provincia, ma anche in una casa in Abruzzo. All’interrogatorio, l’operaio si difese negando ogni addebito. Alla prossima udienza parleranno i primi testimoni dell’accusa.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY