Viterbo – “Infiltrazioni mafiose, Viterbo è a rischio”. Un rischio “medio-alto”, come emerge dal rapporto Mafie nel Lazio a cura dell’osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalità della regione.
“Viterbo è al 43esimo posto su 107 provincie censite – sottolinea il rapporto Mafie nel Lazio – per quanto concerne il rischio territoriale del consolidarsi delle infiltrazioni mafiose”.
Nel viterbese, le organizzazioni criminali sarebbero interessate a ben otto dei dodici settori economici analizzati. Ovvero, sempre secondo il documento Mafie nel Lazio, “attività manifatturiere; fornitura energia elettrica, gas e acqua; costruzioni; trasporti magazzinaggio e comunicazioni; attività finanziarie; attività immobiliari noleggio e informatica; sanità e assistenza sociale; altri servizi pubblici sociali e personali”.
Non solo. Per la direzione nazionale antimafia (Dna), a Viterbo i gruppi risulterebbero “interessati anche ad appalti pubblici e ciclo rifiuti, nonché ad attività di riciclaggio e reimpiego. Negli ultimi anni, la moltiplicazione degli sportelli bancari e alcuni sequestri di beni immobili e attività economiche indicano il rischio che si tratti di un primo stadio per successive espansioni di soggetti presenti sporadicamente sul territorio ma riconducibili prevalentemente a gruppi di ‘ndrangheta e camorra.
Viterbo – si legge nel rapporto della Dna – è caratterizzata da una situazione criminale di gran lunga meno preoccupante di altre provincie laziali, ma deve essere segnalata la presenza di sodalizi criminali composti da rumeni dediti soprattutto a reati contro il patrimonio. Inoltre, anche in tale territorio è diffuso il commercio di stupefacenti.
A tale proposito – continua la Dna – merita di essere citata l’indagine Drum che ha preso l’avvio con l’arresto di due persone per la detenzione di 260 grammi di stupefacenti e che ha poi condotto, tramite attività di intercettazioni e attività investigative, all’emissione di una misura cautelare a carico di 61 persone.
Particolarmente significativo – prosegue la direzione nazionale antimafia – è l’arresto, effettuato dagli investigatori delle squadre mobili di Napoli e Viterbo il 22 marzo 2016, dei latitanti Giovanni Tabasco e Gaetano Formicola. I due 21enni erano ricercati per omicidio aggravato, occultamento di cadavere, porto e detenzione illegale di armi, reati aggravati dal metodo mafioso. Secondo l’accusa, sarebbero stati loro i killer colpevoli dell’assassinio di Vincenzo Amendola, 18 anni, ucciso il 5 febbraio 2016 a San Giovanni a Teduccio.
Particolarmente grave – conclude la Dna – la vicenda delle intimidazioni e degli attentati nei confronti di un consigliere comunale di Farnese, Dario Pomarè, ex sindaco della cittadina. La notte del 18 febbraio 2015 ignoti si introducevano in un campo di sua proprietà e tagliavano 160 ulivi uccidendo due cani da guardia, appiccando le fiamme a un trattore e a una rimessa. Nella notte tra il 21 e 22 febbraio 2015 veniva inoltre incendiata la vettura del Pomarè. Secondo l’attività d’indagine dell’arma dei carabinieri, questa sequenza di reati sarebbe da ricondursi a un gruppo di pregiudicati sardi radicati sul territorio”.
I clan del Viterbese
Sarebbero cinque, secondo il quotidiano romano “Il tempo”, le famiglie criminali presenti a Viterbo e provincia: i clan Mammoliti, Libri, Zumbo-Gugliotta, Mollica-Clan e Nocera.
Come riporta la relazione annuale della Dna, nella provincia di Viterbo è presente anche un’organizzazione criminale di etnia nigeriana.
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