Gradoli – (f.b.) – Intossicati in massa col pesce, ristoratori condannati.
Un pranzo a base di pesce a dir poco indigesto. Nell’estate del 2011 furono una sessantina le persone finite in ospedale con dolori addominali, febbre, debolezza e sintomi vari.
La diagnosi fu di infezione da opisthochis felineus, un parassita che si può trovare nel pesce d’acqua dolce crudo.
Tra gli intossicati c’è chi ha avuto conseguenze per mesi, in particolare a livello epatico, e alcuni, 23 per l’esattezza, hanno deciso di costituirsi parte civile nel processo ai titolari del ristorante in questione, che si trova sul lungolago di Gradoli.
Due i capi di imputazione: commercio di sostanze alimentari nocive e lesioni colpose.
“Il nocciolo della questione – ha detto il pm nella requisitoria – è la modalità di conservazione del pesce. Dopo le denunce i Nas di Viterbo fanno accesso alla trattoria a metà agosto e iniziano i controlli a ritroso fino ai primi di giugno 2011. Ne esce fuori che i passi dettati dalle varie normative europee e nazionali per la conservazione del pesce da servire crudo non erano stati rispettati”.
Ma c’è di più. Quello che ai clienti era stato spacciato per coregone, molto probabilmente non lo era. “Quel parassita – continua il pubblico ministero – non è presente nel coregone, mentre c’è nella tinca”.
E le conseguenze di quell’intossicazione sono gravi. “Ci sono casi in cui quell’infezione possa degenerare in cirrosi epatiche gravi – conclude il pm – anche a distanza di molti mesi”.
La condanna richiesta è di sette mesi e 18 giorni e 90 euro di multa. Pena già ridotta di un terzo per via del rito scelto, ovvero il giudizio abbreviato.
I legali di parte civile, tutti d’accordo con la tesi dell’accusa, hanno preteso complessivamente per i loro assistiti 230mila euro di provvisionali. Da un minimo di 5mila fino a un massimo di 30mila per ciascuna delle persone che si sono viste rovinare il pranzo e le giornate successive.
Tra di loro c’era anche una bambina e una coppia di sposi novelli che ha dovuto rinunciare al viaggio di nozze.
Inutile l’arringa di oltre un’ora dell’avvocato Pesciaroli, difensore dei due ristoratori alla sbarra.
Il giudice Pintimalli li ha condannati a otto mesi e 20 giorni e a 400 euro di multa. Riconosciute tutte le parti civili alle quali però non dovrà essere versata per ora alcuna provvisionale. Il totale dei risarcimenti sarà affidato alla causa in sede civile.
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