Viterbo – “La Tuscia deve guardare oltre i suoi confini”.
Alberto Manzini non ha dubbi sul fatto che, per uscire da questa crisi, la provincia debba fare rete con altri territori limitrofi e sviluppare le potenzialità. Più che parlare del passato, il segretario della Cgil vuole guardare al futuro e fornire soluzioni utili al rilancio del territorio.
“Non possiamo nascondere le criticità – dice Manzini -, sul piano della mobilità, il territorio ha bisogno di seri investimenti perché è impossibile immaginare che le linee di collegamento possano rimanere così come sono ora.
Per quanto riguarda, la produzione, non ci sono né siti importanti e il comparto dell’edilizia è in forte sofferenza. La ceramica, pur di lunga tradizione, tarda a rilanciarsi, se non per qualche raro caso di aziende che hanno investito sulle innovazioni tecnologiche”.
Ecco la ricetta di Manzini. “Dobbiamo capire come la Tuscia possa uscire dalla crisi e, secondo me, può riuscirci solo guardando oltre i confini della vecchia provincia e legare potenzialità che ha con altri territori come Civitavecchia e il suo porto o la provincia di Terni. Mettere quindi a fattore comune delle risorse che sono uniche di quei territori per sviluppare al massimo il potenziale. Ragionamenti che sono stati fatti da tempo ma che non vanno abbandonati finché non c’è un risultato.
Quante volte, infatti, abbiamo detto che il nostro territorio ha infinite bellezze, fermandoci però a elencarle. Come Cgil, pensiamo che dovremmo fare un patto con amministratori locali e produttori per costruire una vertenza territoriale che allarghi i confini. Fare squadra per puntare a Governo e Regioni e intercettare le risorse. Chiudere una volta per tutte il capitolo della Trasversale, vecchia di 40 anni e che avanza di qualche km all’anno senza vedere la fine, poi legarci al porto di Civitavecchia per intercettare il turismo crocieristico. E infine, sviluppare il termalismo che non può rimanere appannaggio di un ceto, ma che si deve allargare a tutti gli strati sociali, con tariffe accettabili per intere famiglie”.
Manzini fa un appello ai soggetti coinvolti. “Fare tutto ciò, è possibile solo attraverso questo patto mettendo in rete le potenzialità per non rimanere sempre allo stesso punto e avanzare. I visitatori devono essere incentivati a rimanere per godere delle risorse archeologiche e paesaggistiche di cui disponiamo.
Aprire gli orizzonti e guardare al proprio destino legandolo a quelli di altri territori simili. E’ questo quello che dobbiamo fare perché questa provincia, da sola, non può venire a capo di questa crisi strutturale e soprattutto occupazionale. C’è bisogno di coinvolgimento e partecipazione, ma anche della fantasia e delle idee di tutti. A partire dai soggetti che sono più colpiti dalla cris, per esempio i giovani e gli universitari coi quali possono essere organizzate delle assemblee per ascoltare direttamente da loro le soluzioni.
Dovremmo attingere da categorie diverse rispetto a quelle del passato perché non credo che l’amministrazione o i sindacati da soli da soli, senza le risorse di questo territorio, possano trovare soluzioni.
Dobbiamo cambiare la modalità di affrontare questo periodo, coinvolgendo più persone possibili che diano spunti per crescere. Di tutto il Lazio, la parte nord della Regione è l’unica che ha davvero delle opportunità di sviluppo, è bene quindi iniziare a sfruttarle – conclude Manzini -. Un po’ meno nelle stanze e di più sul territorio”.
Paola Pierdomenico
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