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Operazione Mamuthones - Ronciglione - La Cassazione respinge i ricorsi della difesa - I fratelli accusati di associazione a delinquere condannati a 8 anni in due

I Medde colpevoli definitivamente

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Operazione Mamuthones - Salvatore Medde

Operazione Mamuthones – Salvatore Medde

 

Operazione Mamuthones - Gavino Medde

Operazione Mamuthones – Gavino Medde

Ronciglione – Confermata la sentenza del tribunale di Viterbo: Salvatore e Gavino Medde condannati a otto anni in due.

La Cassazione ha messo il sigillo alla vicenda Mamuthones per i due pezzi da novanta dell’inchiesta sulla banda specializzata in furti notturni e intimidazioni.

A luglio scorso la discussione davanti alla suprema corte e la sentenza. Respinto il ricorso della difesa. Risultato: diventano definitive le condanne inflitte nel 2015 dal tribunale di Viterbo. Quattro anni e due mesi a Salvatore Medde. Quattro anni a Gavino Medde.

I due fratelli sardi, residenti a Ronciglione e Castel Sant’Elia, hanno patteggiato la pena per associazione a delinquere a meno di un anno dal blitz a Ronciglione e dintorni.

L’operazione Mamuhtones, dalle origini sarde degli indagati, scatta all’alba: 13 arresti per sgominare la banda che terrorizzava le campagne della Bassa Tuscia. Nasce da una serie di episodi apparentemente scollegati; in realtà dietro le razzie in campagna i militari scoprono sempre le stesse persone e una lunga serie di crimini contestati a vario titolo.

Dalla rapina a una 60enne legata, imbavagliata e presa a pugni; allo stalking su una coppia di anziani. Dagli incendi a scopo estensivo, alle vendette contro i membri della banda accusati di fare la spia ai carabinieri: la lingua di animale morto appesa al cancello di casa e il piano per esplodere colpi d’arma da fuoco contro le auto dei “traditori”. Ritorsioni che il gip ha definito di “indole mafiosa” nella sua corposa ordinanza d’arresto.

Una vicenda che, in tribunale, si è spezzata in mille rivoli, a seconda delle strategie difensive.

Pier Paolo Mulas e Mario Tatti, accusati anche loro di associazione a delinquere insieme ai due fratelli Medde, sono stati condannati con rito abbreviato a otto (Mulas) e quattro anni con 2600 euro di multa (Tatti). Gli altri due fratelli Medde, Giovanni e Giuseppe, hanno dovuto anche loro patteggiare un anno e un anno e dieci mesi per reati minori. In tanti hanno scelto questa strada: le indagini dei carabinieri di Ronciglione hanno costruito un impianto accusatorio incrollabile lasciando poco margine al processo.

Salvatore e Gavino Medde rispondevano, a vario titolo con Mulas e Tatti, degli incendi di un terreno e di un capannone (almeno uno dei quali annullato dal tribunale del Riesame) e di una serie di furti da almeno diecimila euro a notte. In un caso, svaligiarono un’azienda casearia di Ronciglione portando via 60 forme di formaggio del peso di 200 chili. E poi furti di autocarri, trattori, nocciole e gasolio.

Dopo la sentenza dell’8 ottobre 2015, la difesa di Salvatore e Gavino Medde è ricorsa in Cassazione perché, secondo questa, “era stata omessa la notifica della fissazione dell’udienza di discussione della pena concordata alle persone offese e non si era avvisato della stessa neppure il difensore”. La suprema corta ha respinto il ricorso con tali motivazioni: “La difesa non ha interesse a eccepire il mancato avviso dell’udienza di discussione della pena concordata alle persone offese. Gli imputati erano stati poi assistiti, alla medesima udienza, da altro difensore di fiducia che non aveva sollevato eccezione alcuna circa il preteso mancato avviso al secondo difensore, che, anzi, il difensore presente aveva affermato di sostituire”.


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25 dicembre, 2016

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