Viterbo – Gli è costato caro perdere la testa a 70 anni per un’infermiera con la metà dei suoi anni. Sarà anche vero che l’amore non ha età, ma guai se non è contraccambiato. E’ così che un arzillo pensionato dei Cimini si è ritrovato imputato in tre processi per stalking, tutti ai danni di un’infermiera 36enne, di cui si è invaghito nel 2009 durante un ricovero a Belcolle. Il primo si è concluso nel 2012 con una condanna a un anno, metà scontato in carcere perché continuava a importunarla durante la messa in prova. Ne è scaturito un secondo processo, che si è chiuso a sorpresa con il proscioglimento per difetto di querela, dopo che il pm aveva già chiesto un anno e 4 mesi. E siccome non c’è due senza tre, l’anziano ieri è stato condannato dal giudice Rita Cialoni a ulteriori 6 mesi, e 3mila euro di condizionale, senza sospensione della pena. Nel frattempo in procura giacciono altre tre denunce della vittima, assistita dall’avvocato Elisa Fornero. L’ultima di un mese fa, quando è stato bloccato dalla polizia mentre la seguiva.
Va avanti così da quasi un decennio. Tutto è iniziato nel 2009, quando fu ricoverato al reparto di chirurgia uomini di Belcolle. Dopo le dimissioni ha cominciato a tempestare l’infermiera di cui si era invaghito di telefonate, bigliettini d’auguri per Pasqua, cartoline da varie città italiane d’estate, lettere, infine insulti, minacce le classiche gomme dell’auto tagliate. “Sarà la tua nuova casa”, ha scritto sul disegno di una bara inviato a mezzo posta. Due anni di persecuzioni e denunce, sfociate in un inutile ammonimento e in un altrettanto inutile divieto di avvicinarsi al suo oggetto del desiderio. I figli, non sapendo più cosa fare, gli hanno perfino tolto le chiavi della macchina, perché non potesse più farle poste o aggirarsi dalle parti di Belcolle.
Il processo che si è chiuso ieri nasce dal fatto che, uscito da Mammagialla nel 2014, è subito tornato alla carica, cercando di farsi passare l’infermiera al telefono del reparto, appostandosi nel parcheggio e al bar di Belcolle a tutte le ore. Non contento le avrebbe inoltre fatto trovare tre cartoline minacciose nella posta, la cui grafia, secondo il consulente dell’accusa è sicuramente sua. Non è la prima volta: anni fa per l’appunto le aveva inviato il disegno di una bara, con su scritto “Sarà la tua nuova casa”. Intanto sono trascorsi 8 anni da quando fu ricoverato nel reparto di Chirurgia Uomini dell’ospedale. Convinto, dopo le dimissioni, che tra lui e l’infermiera fosse nato un sentimento.
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