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Sutri - Maltratta moglie e figlia, l'accusa chiede un anno e mezzo

“Meglio se facevi la prostituta, invece di studiare”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Sutri – “Meglio se facevi la prostituta, invece di studiare”. Così un padre romeno si sarebbe rivolto alla figlia, studentessa universitaria. La ragazza sarebbe stata costretta a vivere con la madre nella soffitta di casa a Sutri senza soldi, acqua calda, riscaldamento e frigorifero. Dopo che il padre ha lasciato la madre per un’altra donna. 

Ieri l’accusa ha chiesto per l’uomo la condanna a un anno e mezzo. Il giudice Rita Cialoni si è presa due settimane per la sentenza.

“Ci siamo dovute rifugiare nella mansarda, perché siccome la casa era intestata a lui, voleva affittarla. Il cibo lo tenevamo in bagno”, ha raccontato l’ex moglie 50enne, parte civile con l’avvocato Simone Fazio, durante il processo per maltrattamenti e lesioni all’ex marito. Per cacciarla di casa, il 27 novembre 2015 per l’ennesima volta, l’uomo l’avrebbe minacciata di morte, sferrandole una coltellata a una mano e tentando di buttarla per le scale.

Un padre talmente crudele da disprezzare il talento della figlia che a 30 anni, nonostante sia giunta in Italia adolescente, si è diplomata, laureata, ha fatto la specialistica, partecipato a Erasmus e ha vinto un dottorato alla Sapienza. Tutto a suon di borse di studio. “Avrei preferito fossi stata stupida e avessi fatto la prostituta sulla Salaria”, le avrebbe ripetuto più volte l’imputato, un cinquantenne immigrato in Italia oltre vent’anni fa, assistito dall’avvocato Vincenzo Petroni.

E la figlia alla fine ha perfino cambiato cognome: “Perché mi ha abbandonata, perché ha distrutto mia madre, perché mi avrebbe preferita prostituta piuttosto che studentessa, perché ci siamo mantenute da sole e perché se non ci fosse stata la mamma non avrei fatto l’università”.


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24 gennaio, 2017

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