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Viterbo - Tribunale - Parla in aula l'ex consigliere regionale Francesco Battistoni, parte offesa nell'ennesimo processo per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Paolo Gianlorenzo

“Preso di mira e denigrato più volte”

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Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Francesco Battistoni

Francesco Battistoni

Viterbo – “Preso di mira e denigrato più volte e a più riprese”. L’ex consigliere regionale Francesco Battistoni, parte offesa nell’ennesimo processo che vede Paolo Gianlorenzo alla sbarra per diffamazione a mezzo stampa, è stato ascoltato ieri mattina in tribunale di fronte al giudice Silvia Mattei.

Oggetto del contendere un articolo pubblicato il 3 marzo del 2013 su una testata online nel quale Battistoni sarebbe stato etichettato come “Re Pippetto” a causa della sua statura.

“Non era la prima volta che questo signore si scagliava contro di me nei suoi articoli – ha spiegato l’ex consigliere regionale – e per un personaggio politico come me, che deve ovviamente fare i conti con una continua esposizione mediatica, credo il danno d’immagine non sia da sottovalutare”.

Eppure l’epiteto secondo la difesa dell’imputato non avrebbe nulla di offensivo. “Re Pippetto – precisa l’avvocato della difesa Franco Taurchini – era il soprannome di Vittorio Emanuele III, non ci pare un’offesa”. 

Pronta la replica di Battistoni: “Per me che non sono monarchico potrebbe anche esserla, invece”.

Ma c’è di più. Nell’articolo in questione Battistoni sarebbe stato anche accusato di essersi dato da fare “per far perdere il seggio al giovane Daniele Sabatini”. Particolare, quest’ultimo, sul quale è stato ascoltato in aula l’ex consigliere regionale Antonio Cicchetti.

“Ho ricevuto in quel periodo decine di telefonate da Battistoni – dichiara al giudice Cicchetti – in cui mi veniva chiesto, o almeno proposto, di presentare ricorso sull’esito delle elezioni. Non lo ha mai detto esplicitamente, ma indirettamente potrebbe benissimo essere che lo scopo era quello di annullare l’elezione del consigliere viterbese Daniele Sabatini”.

Il processo è stato rinviato ai primi di marzo, non prima di una breve dichiarazione spontanea dell’imputato. “Ci tenevo a precisare – dice Paolo Gianlorenzo – che quell’articolo non è stato scritto da me, ma da qualche collaboratore della testata. In quel periodo, infatti, io ero impegnato a Roma a seguire come ufficio stampa la campagna elettorale di un movimento politico”.


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11 febbraio, 2017

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