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Grotte di Castro - Padre e figlio agricoltori a processo - La vittima sarebbe stata anche minacciata: "Ti bruciamo l'azienda e la casa, ti ammazziamo"

Non gli paga le patate, atterrato con un pugno

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Grotte di Castro

Grotte di Castro

Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Grotte di Castro – Lo avrebbero prima chiuso nell’ufficio: “Da qui non esci finché non ci paghi”, gli avrebbero detto. Per poi rincarare la dose: “Dacci i soldi o ti bruciamo il capannone e la casa. Se serve, ti ammazziamo pure”. La vittima, il proprietario di una cooperativa di Grotte di Castro, riesce a uscire. Si avvicina all’auto per andare via. Ma prima gli avrebbero impedito di aprire la portiera, per poi atterrarlo con un pugno in testa.

Due coltivatore di patate, padre e figlio, sono finiti a processo per lesioni, violenza privata ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone. Il motivo della lite? La vittima, 78 anni e costituita parte civile tramite l’avvocato Paolo Delle Monache, non gli avrebbe voluto pagare la merce. O almeno, non gli avrebbe voluto dare la cifra richiesta. L’uomo, ascoltato in tribunale lo scorso settembre, ha raccontato di essere stato “sequestrato, minacciato e colpito con un pugno” dagli imputati.

“Volevano saldare una vendita – ha detto al giudice Roberto Migno – ma non ero nelle condizioni economiche per farlo. Così si sono arrabbiati, mi hanno preso di peso e buttato nell’ufficio. Non mi facevano uscire, mi avevano letteralmente sequestrato. Mi hanno riempito di offese e minacce: ‘Dacci i soldi o ti ammazziamo, ti bruciamo il capannone’. Mi hanno anche detto di avere un coltello in tasca. Ho avuto paura e sono scappato. Ma mentre mi avvicinavo alla macchina ho sentito un colpo, come un cazzotto e sono svenuto”. Interviene il 118.

“Mio marito non vedeva più – racconta in aula la moglie del 78enne – e aveva continui giramenti di testa. Anche per il medico intervenuto era stato atterrato da un pugno in testa”. Ma i testimoni della difesa (avvocati Roberto e Francesco Massatani) non avrebbero visto nessuno sferrare il cazzotto: “Forse si è sentito male – dicono al giudice Migno -, ma non abbiamo visto nessuno colpire l’anziano”. Anzi, gli stessi imputati avrebbero “soccorso, aiutato e tranquillizzato” la vittima dopo lo svenimento. Poi, in aula, rincarano la dose: “Sono stati i due a essere minacciati, ma dalla figlia del 78enne. Gli ha detto che se fosse successo qualcosa a suo padre potevano ritenersi due morti che camminavano”.

A fine anno la prossima udienza.


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10 marzo, 2017

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