Graffignano – Si è salvato miracolosamente da una coltellata al petto sferratagli dallo zio ultrasettantenne, ma non avrà giustizia in un’aula penale per le lesioni riportate. L’imputato, infatti, è morto prima della fine del processo per lesioni aggravate, in cui era assistito dall’avvocato Luca Nisi. Nessuna sentenza dunque. E nessun eventuale risarcimento per la vittima, parte civile con Franco Taurchini. “Ma non escludiamo, visti i danni riportati, di ricorrere in sede civile contro gli eredi”, commenta il legale.
I fatti risalgono al luglio 2012 e sono avvenuti nella frazione di Sipicciano. Ieri in aula avrebbe dovuto essere ascoltato il medico legale nominato dal tribunale per fare chiarezza sulle lesioni. Ma dato il decesso del presunto reo il giudice Rita Cialoni non ha potuto fare altro che dichiarare estinto il reato senza nemmeno sentire le conclusioni cui è giunto il dottor Alfredo Borghetti. Secondo il perito, super partes, il giovane avrebbe rischiato la vita.
Il 28enne finì in ospedale con uno pneumotorace e se la cavò con una prognosi di venti giorni. Ma poteva morire. “Sarebbe potuto morire, anche se in realtà non ha mai corso pericolo di vita – spiega il dottor Borghetti – ma se solo la lama fosse finita due centimetri più in là, sarebbe morto sul colpo. La coltellata è stata sferrata sotto la mammella sinistra, ad appena due centimetri dal pericardio. Se solo la punta del coltello avesse sfiorato il pericardio, il giovane sarebbe morto”. “Sarebbe morto – precisa Borghetti, ricordando un omicidio entrato nella storia – allo stesso modo in cui morì Raffaele Giorni, il ragazzo accoltellato da un militare fuori una discoteca di Viterbo negli anni Novanta. In quel caso, la vittima fu colpita al pericardio e morì all’istante”.
Il nipote, oggi 28enne, sarebbe stato aggredito al culmine dell’ennesimo litigio frutto di una difficile convivenza con lo zio, un pensionato di 76 anni, a casa del quale stava scontando una condanna agli arresti domiciliari. A un certo punto l’anziano avrebbe afferrato un grosso coltello da cucina, con la lama lunga 11 centimetri, e lo avrebbe affondato nel petto del ragazzo, perforandogli un polmone. Per la difesa si sarebbe trattato solo di incidente a seguito di una colluttazione.
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