Viterbo – Si sposano nella moschea di Centocelle, a Roma, con il rito egiziano. Una bella festa per coronare il sogno di cominciare una nuova vita qui in Italia. Protagonista una coppia di giovani marocchini.
Ma per la sposa il viaggio dal Nordafrica al Belpaese si è presto trasformato in un incubo. “E’ andato tutto bene fino alla nascita di nostra figlia, nel luglio 2007. Poi mio marito è cambiato completamente, è diventato geloso in maniera ossessiva, mi impediva di uscire senza che lui fosse presente, dovevo stare segregata in casa tutto il giorno”, ha testimoniato ieri in aula la vittima, una 33enne, al processo davanti al giudice Rita Cialoni in cui l’ex marito è accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate.
“Ho resistito fino al 2011, poi non ce l’ho fatta più e sono andata via. Ho chiesto il divorzio, ma negli ultimi mesi mi ha fatto di tutto, davanti a nostra figlia, davanti a mio cognato, davanti a chiunque. Siccome ci siamo sposati con rito egiziano, c’è voluto un po’ per ottenere il divorzio, perché il nostro matrimonio non risultava in Marocco”, ha spiegato.
Il culmine quando l’ha spedita in ospedale: “Diventava sempre più violento. Alla fine mi ha rotto una spalla, brutte cose, brutti ricordi”, ha concluso, visibilmente commossa. Grazie al coraggio che ha avuto denunciandolo, ora può uscire e vestire all’occidentale. Ieri portava i capelli raccolti in una coda e indossava i jeans con sopra un lungo maglione bianco. La 33enne ha anche ottenuto da poco l’affidamento esclusivo della bambina, che sta per compiere dieci anni. Il tribunale per i minorenni di Roma ha infatti revocato all’ex marito violento la potestà genitoriale.
A settembre la sentenza.
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