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Tribunale - Cominciata la settimana di astensione contro la riforma della giustizia - Aderisce la camera penale "Ettore Camilli Mangani"

Stop dei penalisti, ad aprile si fa il bis

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Avvocati del foro di Viterbo
 

Avvocati del foro di Viterbo

Manifestazione di protesta degli avvocati

 

Il presidente della camera penale Mirko Bandiera

Il presidente della camera penale Mirko Bandiera

Viterbo – (sil.co) – Soffia forte il vento della protesta contro la riforma della giustizia. Toghe al chiodo per tutta la settimana. Sono i cinque giorni di astensione ampiamente annunciati dagli avvocati penalisti che aderiscono alla protesta indetta a livello nazionale dall’Unione delle camere penali “contro le modalità con le quali è stata posta all’esame e approvazione del Senato la riforma del codice penale e di procedura”. 

E non finisce qui. I penalisti sono infatti pronti a incrociare nuovamente le braccia fra pochi giorni, preannunciando una settimana di stop ad aprile, dal 10 al 14, a cavallo delle festività pasquali. 

La protesta contro il disegno di legge di riforma penale, approvato in Senato anche grazie al voto di fiducia posto dal Governo, si protrarrà fino a venerdì 24 marzo. Contestati i tempi della prescrizione dilatati e i processi virtuali con i detenuti collegati in videoconferenza. Nel frattempo fanno riflettere gli ultimi dati relativi a Viterbo. Più innocenti che colpevoli: 411 assoluzioni contro 134 condanne nel primo semestre 2015 davanti al giudice monocratico, mentre due processi su tre davanti al collegio si sono chiusi con il proscioglimento degli imputati. In crescita invece il numero dei processi pendenti davanti al giudice monocratico: nel 2013 sono saliti a 1455 contro i 1438 del 2012.

Dati che secondo il presidente della camera penale “Ettore Camilli Mangani” di Viterbo, avvocato Mirko Bandiera, dovrebbero far riflettere sulla prescrizione. “Non è vero, come recita lo slogan del governo, “prescrizione più lunga, processo più corto”. Semmai il contrario”, sottolineava già un anno fa il presidente della camera penale. Era il 2016 e il no all’allungamento dei termini di prescrizione era tra i motivi dell’allora tre giorni di astensione nazionale dei penalisti. “Oggi il minimo è 7 anni e mezzo, 12 per la corruzione, fino a 21 anni per droga, più che sufficienti per chiudere un processo. Allungando i termini, si rischia di punire uno sbaglio giovanile all’età della pensione e di vanificare gli obiettivi rieducativi della pena. Prolungando la gogna per gli innocenti e colpevolizzando le vittime”, spiegava Bandiera. No al processo in videoconferenza dal carcere: “Il detenuto ha diritto di stare davanti al giudice e al fianco del suo difensore”. 

 


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21 marzo, 2017

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