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Viterbo - A dichiararlo è Silvia Somigli, segretario generale Uil scuola, che annuncia la consegna in occasione del festival Caffeina

“A Carlo Verdone il premio la Bella scuola”

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Silvia Somigli, segretaria Uil Scuola

Silvia Somigli, segretaria Uil Scuola

 

Carlo Verdone

Carlo Verdone

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “All’attore e regista Carlo Verdone va la prima edizione del premio ‘La bella scuola’ istituito dalla Uil Scuola di Viterbo per valorizzare tutte quelle esperienze del mondo dello spettacolo che attraverso la loro opera hanno evidenziato contraddizioni e dinamiche sociali rapportandole alle problematiche del vissuto quotidiano rappresentando per il mondo della scuola un termine di riferimento per comprendere e prepararsi ai cambiamenti in corso”.

A dichiararlo è Silvia Somigli, segretario generale della Uil Scuola di Viterbo.

Il premio verrà consegnato nel corso del festival Caffeina Cultura 2017 alla fine del prossimo mese di giugno.

“Si impara studiando a scuola – ha detto la Somigli – e si impara andando al cinema e a teatro, andando al museo oppure ad una mostra.

Si impara dunque a stare in mezzo agli altri per imparare a vivere nel rispetto di se stessi e degli altri, partecipando a tutte le espressioni artistiche che caratterizzano la vita di un paese.

In tal senso – prosegue il segretario generale della Uil Scuola di Viterbo – il cinema ha rappresentato un vero e proprio punto di riferimento per leggere e prepararsi alle trasformazioni sociali in corso.

Il cinema come rappresentazione e chiave di lettura del reale e dei suoi possibili sviluppi futuri. Si tratta quindi di un luogo che ha svolto un ruolo importante per tutto il mondo della scuola, completandone l’insegnamento e favorendo anche il radicamento di tutto ciò che viene insegnato nelle scuole.

Carlo Verdone ha saputo leggere, analizzandone le conseguenze nel quotidiano e nella vita di tutti i giorni, le trasformazioni sociali a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 – gli anni del riflusso e della fine del lungo ’68 – e quelle che negli anni ’90 hanno aperto le porte alla crisi politica dei periodi successivi declinando il tutto attraverso personaggi in grado di rappresentare la “crisi” non solo come dato economico e sociale, ma come un vero e proprio dato esistenziale.

Dalla progressiva perdita di senso degli spazi di partecipazione democratica alla lenta scomparsa dell’eredità dei valori che avevano caratterizzato i movimenti degli anni precedenti, fino alla rappresentazione di un quotidiano che nei lavori di Carlo Verdone non è il luogo in cui ritirarsi, ma il necessario spazio – conclude Silvia Somigli – da cui ripartire per ricostruire una nuova dimensione che tenga conto dell’uomo unità di misura a se stante in complicità con le dinamiche reali del sociale”.

Uil scuola Viterbo


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29 marzo, 2017

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