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Coppia di ristoratori a processo per calunnia - Parte civile un grossista di latticini

“Denunciato dai pizzaioli per non pagare le mozzarelle”

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Tarquinia – Coppia di pizzaioli in crisi si indebita con il fornitore di mozzarella e per non pagare lo denuncia ai carabinieri per tentata estorsione.

L’accusa viene però archiviata e la vittima, un 52enne di Vejano, titolare di un ingrosso di latticini a Oriolo Romano, li controquerela per calunnia. Il processo si è aperto ieri con la sua testimonianza, davanti al giudice Rita Cialoni.

“Sono 26 anni che servo il litorale, non mi era mai successa una cosa del genere. Nel 2011 ho cominciato a fornire la loro pizzeria di Tarquinia, ma dopo pochi mesi hanno cominciato a diradare i pagamenti col dire che gli affari non andavano bene”.

Il venditore di mozzarelle sperava nella stagione estiva 2011. “Avevo già accumulato un credito di 8mila euro, per cui ci contavo – ha detto in aula –  ma a quel punto, a sorpresa, hanno ceduto il locale grande che avevano per una pizzeria più piccola, col dire che sarebbe stato più facile sanare i debiti”.

Invece niente: “Hanno accumulato ulteriori debiti, a nome della compagna, per altri 3mila euro. E così sono diventati complessivamente oltre 11mila euro. A maggio 2013, dopo tanto penare, mi hanno dato due assegni da 700 euro, a prova di buona volontà, ma il primo era scoperto”.

Oltre al danno, la beffa: “Ho dovuto pagare io i 130 euro per la liberatoria. E quando sono andato a portargliela, dandoci appuntamento nella zona artigianale di Tarquinia, invece di darmi i soldi come si erano impegnati a fare, si sono presentati con due carabinieri”.

I militari lo hanno fermato e condotto in caserma: “Ho scoperto che la coppia di pizzaioli mi accusava di tentata estorsione. Che volevo 3mila euro per ridargli la cedola della liberatoria”.

Secondo la presunta vittima, un escamotage per evitare di pagare il debito: “Per fortuna il fascicolo a mio carico è stato archiviato dalla procura di Civitavecchia”. Adesso sono loro a dover rispondere di calunnia. 


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4 aprile, 2017

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