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Tribunale - Sutri - Un anno e quattro mesi di carcere e 5mila euro di multa per la detenzione di 25mila foto e 9mila video pedopornografici - Assolto invece dall'accusa della condivisione del materiale

Bimbe nude sul pc, condannato

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Rolando Fornaciari

Rolando Fornaciari

Vincenzo Petroni

L’avvocato Vincenzo Petroni

Sutri – Lo trovarono con 25mila foto e 9mila video pedopornografici nel computer, condannato.

Un anno e quattro mesi di carcere, oltre a 5mila euro di multa. E’ la pena che il tribunale di Viterbo ha inflitto a Rolando Fornaciari, l’imprenditore 38enne arrestato dai carabinieri di Sutri nel 2013, dopo una perquisizione in casa. I militari setacciarono il suo computer, attaccato a un monitor Lcd da 46 pollici. Dentro, foto e video di bambine tra i 2 e i 15 anni, nude o ritratte in rapporti sessuali con adulti.

Il collegio dei giudici presieduto da Silvia Mattei (a latere Giacomo Autizi e Rita Cialoni) ha condannato Fornaciari – difeso dall’avvocato Vincenzo Petroni – per la detenzione del materiale pedopornografico. L’ha invece assolto per l’accusa di condivisione dei file, come richiesto dallo stesso pm Stefano D’Arma.

Prima della sentenza il 38enne si è difeso in aula. “Da tre anni non ho più una vita sociale – dice -. In paese sono stato emarginato e mi vergogno a uscire di casa; vado solo al lavoro. La mia vita è stata distrutta, anche per colpa della stampa”. Fornaciari è anche padre di due bimbe di 4 e 6 anni. “Il tribunale dei minori mi ha vietato di vederle. Non vivo più con loro né con mia moglie, con la quale mi sto separando. Quelle foto, quei video – prosegue l’imputato – li ho scaricati io. Il pc era protetto da una password che solo io conoscevo. Scaricavo migliaia di file tutti insieme, senza rendermi conto che fossero pedopornografici. Poi li spostavo in una cartella sul desktop, senza vederli né controllarli prima”.

Nel 2011 arrivano ai carabinieri le denunce dei genitori di due bimbe di 9 anni. La prima era contro ignoti, ma successivamente gli investigatori indagheranno Fornaciari per tentata violenza sessuale e atti osceni. Le ragazzine dissero di esserselo trovato davanti con i pantaloni e gli slip calati. A settembre 2013 la perquisizione in casa e il ritrovamento della mole sterminata di foto e filmini pedoporno. Da qui l’arresto e poi il processo.

“Mi sono reso conto della tipologia di foto e video solo dopo averli messi nella cartella del pc – ammette il 38enne -. E ho commesso un gravissimo errore nel non cancellarli, ma non li ho mai condivisi. Anzi, scoperto dai carabinieri ho iniziato subito a collaborare. Poi sono stato seguito da alcuni specialisti e continuerò nel percorso. Ora vivo da solo, senza una famiglia”. Ma per il pm D’Arma “è difficile credere che l’imputato non abbia mai visualizzato i file. Sono migliaia e migliaia – ricorda nella requisitoria – e i nomi con cui sono stati scaricati erano inequivocabili. Ma non c’è prova della condivisione”. Da qui la richiesta di assoluzione per l’accusa di diffusione di foto e video; di condanna a un anno e quattro mesi di carcere (più mille euro di multa) per la detenzione.

Nell’arringa l’avvocato Petroni, difensore di Fornaciari, parla di “gogna mediatica subita dall’imputato che sta già scontando socialmente la sua pena. Ha perso gli amici, la moglie e le figlie. Sono stato una delle poche persone a stargli vicino quando al mattino si alzava e non aveva più affetti intorno a sé. E’ stato additato come un mostro, da chi vive a Sutri e in tutta la provincia. Ha avuto solo un problema psicologico, diamogli la possibilità di ricominciare a vivere”.

Il difensore Petroni continua. “C’è stato un clamore mediatico eccessivo, rispetto la tipologia di reato. Fornaciari non ha né ripreso né abusato sessualmente di bambini. Ha solo scaricato video e foto”. E per questo è stato condannato: un anno e quattro mesi di carcere, oltre a 5mila euro di multa.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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5 aprile, 2017

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