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Canino - Truffato 41enne senegalese - Imputato il venditore che si è fatto versare una caparra di 500 euro sulla carta prepagata

Tenta di comprare un suv su internet, ma l’auto svanisce nel nulla

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Un SsangYong Rexton

Un SsangYong Rexton

Un'aula del tribunale

Un’aula del tribunale

Canino – Infranto da un truffatore made in Italy il sogno di un immigrato africano di comprarsi un appariscente fuoristrada made in China. 

Vittima un senegalese 41enne residente a Canino, che con i suoi sudati risparmi ha creduto di versare su una Postepay 500 euro di caparra. Credeva di garantirsi l’acquisto di una fiammante auto cinese, una Ssangyong Rexton, adocchiata su un sito specializzato in auto usate.

Invece una volta ricaricata la carta, il venditore si sarebbe volatilizzato. E con lui la vettura dei suoi sogni. Dopo avere inutilmente cercato di recuperare almeno i 500 euro, versati in due tranche da 300 e 200 euro, al 41enne non è rimasto altro da fare che recarsi presso la locale stazione dei carabinieri e sporgere denuncia.

E così i militari hanno scoperto che il presunto truffatore è un italiano pluripregiudicato per truffa e rapina, attualmente detenuto in carcere per avere accumulato una serie di condanne che finirà di scontare solo nel 2028.

Un paio d’anni fa girava per Canino. Ma risultava domiciliato in Toscana, a Colle Val d’Elsa. In realtà, su carta, sarebbe residente a Torino. Il processo per truffa a suo carico si è aperto ieri a Viterbo, davanti al giudice Rita Cialoni. Il difensore ha provato a sollevare l’eccezione di competenza territoriale, dicendo che secondo lui il rito doveva celebrarsi nel capoluogo piemontese.

Di parere opposto sia il pm che l’avvocato Giuseppe Pierdomenico, che assiste il senegalese, parte civile. Per entrambi la truffa mediante accredito su carta ricaricabile si consuma dove avviene il pagamento. “Tempo e luogo coincidono per cui resta qui”, ha deciso il giudice, mantenendo il processo al palagiustizia del Riello.

I primi testimoni saranno però ascoltati solamente a febbraio 2018. Per sapere come andrà a finire c’è tempo.


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11 aprile, 2017

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