Gallese – Dentro il bar con l’auto, prosciolto.
Per il giudice Rita Cialoni non si deve procedere (dopo la remissione delle querele da parte delle vittime) nei confronti del 30enne di Civita Castellana, finito a processo con l’accusa di lesioni e percosse. L’uomo, L.P., il 16 dicembre del 2011 si era scagliato con l’auto dentro un bar di Gallese.
Tre i feriti, ma per l’accusa il bilancio sarebbe potuto essere ben più grave. Quella macchina, impazzita e schizzata a tutta velocità dentro il caffè di via Garibaldi, avrebbe potuto fare una carneficina. Per i carabinieri, intervenuti subito dopo lo schianto, L.P. avrebbe bevuto qualche birra di troppo. Quando ha iniziato a importunare le clienti del bar, il proprietario lo avrebbe cacciato. “Aspettatemi qui che torno tra poco”, avrebbe però risposto. E in effetti qualche minuto più tardi era di nuovo lì. Con la sua macchina dentro il locale, dopo aver fracassato la vetrina.
L’episodio è costato al 30enne l’arresto per tentato omicidio plurimo aggravato, danneggiamento continuato, minacce e percosse pluriaggravate, omissione di soccorso, guida sotto l’effetto di alcool. Durante l’interrogatorio di garanzia L.P. avrebbe ammesso al gip di essere stato “talmente ubriaco da non avere ricordi nitidi. Ma sono sicuro di essere stato picchiato, anche se non saprei dire con precisione da chi. Ho litigato con il titolare del bar e sono stato buttato fuori. Ma prima qualcuno mi ha messo le mani addosso e, quando mi sono divincolato, sono scappato”. Il tutto sarebbe stato confermato dalle numerose ecchimosi che il 30enne si sarebbe ritrovato su varie parti del corpo.
La terribile idea che gli è venuta subito dopo di sfondare il bar con la macchina, sarebbe stata un po’ frutto dell’alcool e un po’ del pestaggio subito. Un’idea che non gli è costata solo l’arresto ma anche il processo, con le accuse di lesioni e percosse. Tre i feriti. Una coppia, che ha riportato escoriazioni. E un uomo, che ha subito la frattura del piede. L’arrivo dell’auto li avrebbe sbalzati contro i tavoli del locale.
Per il pm, L.P. si sarebbe “scagliato contro il bar con intenzionalità”. Per questo ha chiesto un anno e otto mesi di carcere. Ma per il giudice non si deve procedere: le vittime hanno ritirato la querela. Il 30enne, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, è prosciolto.
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