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Vallerano - Intervista a Cristina Graziotti, la padrona del cane morto dopo essere stato colpito da un proiettile esploso da un fucile

“Chi ha ucciso Willy deve fare la stessa fine…”

di Raffaele Strocchia
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Willy

Willy

Willy

Willy

Willy subito dopo l'operazione

Willy subito dopo l’operazione

Il proiettile estratto dal torace di Willy

Il proiettile estratto dal torace di Willy

Cristina Graziotti, la padrona di Willy

Cristina Graziotti, la padrona di Willy

Vallerano – E’ successo tutto in due giorni.

“Non credevo che Willy morisse”. In realtà, Cristina Graziotti non credeva nemmeno che Willy, il suo meticcio di quattro anni, potesse essere preso a fucilate. Per la seconda volta. Nel cuore di Vallerano. Nel centro storico, a pochissimi passi da casa. Raggiunto al torace da una pallottola di 7,5 millimetri, esplosa da un fucile ad aria compressa. Gli si è conficcata tra il polmone e il cuore. E non gli ha lasciato scampo, nonostante, in un solo giorno, Willy fosse stato operato due volte.

Dopo l’uccisione, è stata sporta denuncia. E da lì sono partite le indagini dei carabinieri. “Spero che venga fatta giustizia – dice ora Graziotti, urlando tutto il suo dolore -. Spero che chi ha sparato a Willy, uccidendolo, paghi. E che soffra, soffra parecchio. Quanto ha sofferto lui. Perché Willy, per due giorni, ha sofferto tantissimo. Spero che chi l’ha ucciso, faccia la stessa fine. Sarò spietata, ma mi ha fatto troppo male. Ora, quella persona deve pagare”.

Graziotti, Willy quando è entrato nella sua vita?
“Willy nasce nel 2013, dalla cagnolina del mio vicino di casa. Un uomo anziano. Il vero padrone di Willy. Quella cagnolina aveva partorito quattro cuccioli. Tre sono stati dati via, ma Willy non lo voleva nessuno. Era troppo peloso. Ma anche tenero, pauroso e indifeso. Io, mi ci sono affezionata subito. L’ho portato a fare il primo vaccino. Lo curavo io, lo lavavo io. Stava sempre con me. Dormiva con me, usciva con me. Con me, faceva tutto. Lo consideravo mio. Era un cagnolino buono, che tutte le mattine andava a fare una passeggiata fuori casa. Ma rimaneva sempre nei paraggi. Il 4 luglio, infatti, è stato colpito con quel maldetto fucile a soli 50 metri da casa. A Willy avevano sparato anche tre anni fa. Un proiettile gli si era conficcato nella zampetta, ma fortunatamente se l’era cavata con soli punti di sutura”.

Il 4 luglio, invece, è stato fucilato al torace…
“Quella mattina è ritornato a casa verso mezzogiorno. Diversamente da come faceva sempre, invece che restare a giocare in giardino, è subito entrato in casa. Ho pesato fosse fiacco, per colpa del caldo. Gli ho bagnato la testa con l’acqua, ma appena l’ho preso in braccio ha cominciato a tremare e a piangere. Aveva una macchia di sangue sul fianco destro. Una ferita, simile a quella da taglio o compatibile con il morso di un altro animale. Alle 14 eravamo dal veterinario. Al dottor Filippo Francesini è bastata una lastra per rendersi conto che Willy, sulla sesta vertebra, tra il polmone e il cuore, aveva una pallottola conficcata. Un punto bruttissimo e pericolosissimo per un’operazione, ma eravamo sicuri che si sarebbe salvato”.

Quel giorno Willy viene sottoposto a due interventi: il primo per mano del dottor Francesini, e poi alla clinica veterinaria della Tuscia di Montefiascone…
“Sì, è stato operato alle 15 e alle 19. Poi, è stato dimesso. Ma ha passa una notte bruttissima: ha pianto, tremava e respirava male. Il giorno successivo, il 5 luglio, sembrava stare meglio, anche se non mangiava e vomitava spesso. ‘Sono i postumi dell’intervento’, mi dicevano. Nel pomeriggio gli sono state fatte due punture: una di antibiotico e un’altra di antidolorifico. Ma tra le 22.30 e le 23, Willy è tornato ad agitarsi e a respirare male. Di notte, verso le 4, ha guaito fortissimo. Mi sono svegliata, e l’ho visto con gli occhi chiusi e la lingua fuori dalla bocca. Ho chiamato il veterinario e siamo corsi in clinica. Ma alle 5 di mattina del 6 luglio, Willy è morto tra le mie braccia. I veterinari hanno provato a rianimarlo, ma non è servito a niente”.

Lunedì, la denuncia…
“Una denuncia contro ignoti, sporta ai carabinieri di Vignanello. I militari hanno sequestrato il proiettile, iniziando subito a indagare”.

Le indagini sono in corso, e ci sarebbe già una pista. Ma è possibile che in quella zona, nel centro storico di Vallerano, nessuno abbia visto o sentito qualcosa?
“Ho chiesto, ma non parla nessuno. Nessuno vuole parlare. Nessuno è disposto ad andare dai carabinieri e denunciare”.

Lei e il suo anziano vicino di casa, il vero padrone di Willy, ora, come state?
“Male, molto male. Non abbiamo preso bene la morte di Willy. Gli eravamo molto affezionati. Ora, ci manca un compagno, un amico. Un grande amico”.

Adesso, cosa spera?
“Che venga fatta giustizia. Che chi ha sparato a Willy, uccidendolo, paghi. E che soffra, soffra parecchio. Quanto ha sofferto lui. Perché Willy, per due giorni, ha sofferto tantissimo. Non riusciva nemmeno a dormire. Spero che chi l’ha ucciso, faccia la stessa fine. Sarò spietata, ma mi ha fatto troppo male. Quella persona deve pagare”.

Raffaele Strocchia


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14 luglio, 2017

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