– Nella scuola come in altri settori del pubblico impiego, non è possibile utilizzare contratti a termine per coprire buchi d’organico tutt’altro che momentanei.
In Italia se ne fa un abuso e la Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione per il nostro Paese, affinché si adegui.
Il procedimento è appena all’inizio, ma nel tempo potrebbe portare a costose sanzioni, nel caso in cui non siano soddisfatte le richieste che arrivano dall’Europa.
Una situazione che riguarda tutto lo stivale, ma che parte da Viterbo. La vicenda di un docente, De Angelis, è stato utilizzato come caso pilota.
Il suo è uno dei tanti ricorsi (arrivati a quota seicento) che la Uil scuola ha intrapreso per dare il giusto riconoscimento a chi per anni e anni ha un impiego a termine, pur ricoprendo un posto vacante. Che quindi dovrebbe essere a tempo indeterminato.
“Ci siamo rivolti alla Commissione Europea – spiega il segretario Uil Scuola Tonino Longo – perché il posto fisso a noi non fa schifo. Perché ci sono e invece si utilizzano altre forme contrattuali.
Il fatto straordinario è che la Commissione Europea si è rivolta alla Uil di Viterbo, nemmeno al nazionale o agli altri sindacati”.
Il messaggio che arriva dall’Europa è chiaro. “Si doveva evitare l’uso dell’impiego a termine – spiega il legale Uil Pistilli – perché tali non sono, visto che esistono posti vacanti.
Adesso l’Italia deve provare le misure per contrastare l’abuso e il caso De Angelis sarà utilizzato per provare l’inefficacia delle iniziative prese finora”.
I primi ricorsi la Uil a Viterbo li ha avviati già nel febbraio 2007, mentre quello De Angelis è del 2008.
“Riusciamo a vincere – spiega ancora Pistilli – la gran parte delle cause. I tribunali si orientano nel risarcimento del danno, altri non riconoscendo l’abuso e poi c’è una strana via di mezzo, riconoscere l’abuso senza risarcimento economico”.
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