Viterbo – (d.c.) – Torna la “monnezza” in strada Riello a Viterbo. Una delle ultime segnalazioni risale a luglio di quest’anno. Quasi una tradizione lungo una strada di campagna a ridosso della tangenziale ovest che da valle Faul porta al terminal dei bus Cotral.
Frigoriferi, armadi, coperte, pneumatici, lavandini, televisori. Ieri c’è piombata sopra persino una macchina finita fuori strada. E non tutti i pezzi sono stati portati via, qualcosa è rimasto.
I rifiuti vengono buttati ai lati della strada sterrata. “Arrivano con le macchine – raccontano alcuni abitanti della zona – aprono il cofano e buttano le cose come se nulla fosse e poi ripartono”. E a poche centinaia di metri c’è il punto raccolta rifiuti ingombranti del Riello. Poco prima, l’università degli studi della Tuscia con i suoi dipartimenti. Come se nulla fosse.
Si tratta inoltre di una zona archeologica piuttosto rilevante, l’anticamera della zona termale della città di Viterbo e della via Francigena. Poco più a valle, in strada Bagni, la necropoli etrusca e le fornaci settecentesche di poggio Giudio, fra l’altro anche zona di sepoltura della comunità ebraica viterbese, e una delle pochissime testimonianze rimaste, prima che fosse cacciata nel 1569 con decreto pontificio di espulsione.
Tant’è vero che, a proposito di termalismo, nel libro “La via Francigena e l’alto Lazio nella seconda metà del XVIII secolo” si legge: “Ville Romane con relative terme si trovano lungo la via Cassia. Vestigia se ne vedono nel sito detto le Bussete o Bussette. Nel 1293 il Comune di Viterbo venne nella decisione di acquistare per pubblica utilità tutte le terre, le piscine, i canali, gli orti e le acque del Pian de’ Bagni e mise in gara i privati per aprire nuove terme. Vennero aperte quelle per sole donne, presso la strada del Riello, quelle per gli ebrei, per le meretrici al Bullicame e persino quelle per i cani ed i cavalli”.
Oggi si vede solo “monnezza”. Il biglietto da visita, e d’ingresso alla zona.
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