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Viterbo - Dopo Camera di commercio, Provincia e Regione anche a palazzo dei Priori hanno deciso

Tusciaexpò, il Comune si chiama fuori

di Giuseppe Ferlicca
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Alvaro Ricci

Alvaro Ricci

– Tusciaexpò, pure il Comune si chiama fuori.

Dopo Camera di commercio, Provincia e Regione anche a palazzo dei Priori hanno deciso. La fiera non si vede nemmeno in lontananza, le perdite sì, quindi dopo tanti anni è tempo di chiudere.

In commissione è arrivato il piano per la chiusura delle società partecipate e seppure con un po’ di ritardo, arriva il de profundis per la società che avrebbe dovuto dare corpo al polo fieristico viterbese. Meglio tardi che mai?

“Il punto vero – spiega Alvaro Ricci (Pd) – non è tanto il deficit finale che va ripianato, ma le responsabilità di chi l’ha generato.

Da un primo esame, l’unico saldo attivo della società è il progetto della fiera. Il patrimonio è quello, ottocentomila euro d’acconto come capitale attivo”. Non male.

“Poi ci sono 350 mila euro di debiti – continua Ricci – verso banche e fornitori. Se si considerano quelli pregressi, si può facilmente arrivare a due milioni di euro. Buttati per aria”.

Con il rischio che s’inneschi pure un meccanismo sulle responsabilità per come il deficit si sia creato e da chi.

Nessun dubbio, invece, sulle responsabilità politiche. “Andiamo avanti dal 1999 – ricorda Ricci – ci fu l’intuizione regionale di un piano fieristico a Viterbo, Sora e Roma”.

Oggi due su tre sono funzionanti. E nessuna delle due è a Viterbo.

L’ennesima occasione di sviluppo persa – osserva Ricci – e una montagna di soldi buttati. Così com’è stato per il centro agroalimentare, andato a Fondi. Se ci mettiamo pure l’aeroporto, il quadro è completo.

In questa città dalla metà degli anni novanta la maggioranza non ha mai cambiato di colore politico. Su questi temi le responsabilità di un fallimento sono chiare”.

Giuseppe Ferlicca


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22 febbraio, 2012

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