Viterbo – Una discoteca vista mare in Sardegna, che prometteva guadagni stellari, invece non gli rientrò il becco d’un quattrino. Eppure nell’estate del 2011 il Buddah Beach di Quartu Sant’Elena era frequentato da vip come la Rodriguez e Garko. Pochi mesi dopo, il crac.
Abbastanza per mandare su tutte le furie un avvocato romano 62enne che nel 2013, sentendosi vittima di una truffa, a distanza di un anno e mezzo da un investimento di centomila euro fatto nel 2011, ha denunciato gli imprenditori viterbesi Mauro e Alessio Sacconi, padre e figlio, che gli avevano proposto l’affare ai tempi del Perfidia.
Finiti a processo davanti al giudice Silvia Mattei, ieri i Sacconi sono stati difesi dall’architetto Massimo Scapigliati e dall’imprenditore Alberto Abatecola. “Eravamo tutti convinti che la discoteca in Sardegna fosse un ottimo affare”, ha detto Scapigliati.
Un investimento sicuro, sulla carta: 100mila euro per un progetto faraonico, una maxi discoteca per vip in riva al mare. Ma la Buddha Beach srl, titolare della concessione trentennale del terreno, di cui il legale ha comprato il 10%, fallisce.
“Mi proposero di comprare per 100mila euro il 10% di quote della Buddha Beach srl, di cui la Finsagim dei Sacconi aveva il 65% – la versione in aula della presunta vittima, che non si è costituita parte civile – solo dopo ho scoperto che loro avevano pagato 35mila euro per il 65%, io invece venti volte di più, mentre il socio Massimo Scapigliati aveva preso il 15% a costo zero”.
E’ stato smentito ieri dallo stesso Scapigliati, citato come testimone dal difensore Franco Taurchini, assieme all’imprenditore viterbese Alberto Abatecola.
“Pagammo ognuno la nostra parte. Io pagai 150mila euro per avere il 15% delle quote, mentre un altro dei soci viterbesi pagò 50mila euro per il 5% e l’avvocato 100mila euro per il 10%”, ha detto Scapigliati, che della maxi discoteca fu anche il progettista.
“Tutti eravamo stati a vedere con i nostri occhi cosa compravamo in Sardegna e tutti abbiamo visto la stessa cosa, bilanci compresi – ha proseguito – tutto alla luce del sole. Il valore per le opere già realizzate nell’area di 5 ettari fronte mare di proprietà del Comune, a un canone di concessione molto basso, era di un milione e trecentomila euro”.
Nell’estate del 2011 la discoteca Buddha Beach visse il suo momento d’oro. “L’avvocato è rimasto in Sardegna per una ventina di giorni e non c’era sera che non si recasse a ballare nel locale. Era entusiasta”, ha proseguito Scapigliati.
“Io invece – ha poi spiegato – ho lasciato a fine agosto perché non sono stato pagato. Il gestore, uno dei soci sardi che era anche l’amministratore, si è tenuto i 29mila euro dell’incasso di un sabato sera e ha mandato in crisi la società. Nel 2012 io ho messo in vendita le mie quote e l’avvocato voleva comprarle assieme ai sardi per 50mila euro in modo da prendere il controllo. Poi lui abbandonò e se le presero i sardi da soli, ma furono tutte sue scelte”.
Fu invece Abatecola il “gancio” tra l’avvocato e i Sacconi. “Ho restaurato per l’avvocato dei mobili per la bella casa che stava ristrutturando a Viterbo, in via Chigi. E siccome doveva rifare gli infissi, gli presentai i Sacconi. Con l’occasione seppi dell’affare in Sardegna e dissi loro che poteva interessare a mio nipote, che poi ha comprato un bar al Corso. Lui, sentendoci parlare, si interessò e chiese ai Sacconi di partecipare. Fu lui a proporsi, non loro”.
Il processo riprenderà il 15 novembre. Il locale, ex fiore all’occhiello dell’hinterland cagliaritano, nel frattempo sarebbe completamente abbandonato. Chiuso da allora, è stato acquisito tra i beni del Comune di Quartu Sant’Elena, che adesso dovrà deciderne il futuro.
Silvana Cortignani
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