Acquapendente – Accusata di avere maltrattato una coppia di zii ultraottantenni, entrambi deceduti, è stata assolta con formula piena a distanza di cinque anni.
La donna, nipote delle presunte vittime, per un periodo è stata anche indagata per omicidio, in seguito alla morte della zia.
A far pensare agli inquirenti che la donna fosse stata uccisa, una ferita alla testa e i lividi che aveva in tutto il corpo.
Protagonista della travagliata vicenda giudiziaria – iniziata il giorno di Natale del 2012 – una cinquantunenne di Acquapendente, difesa dall’avvocato Luigi Mancini.
La nipote, in seguito all’inchiesta aperta dopo la morte della zia ultraottantenne con cui conviveva – avvenuta il 25 dicembre di cinque anni fa – è poi finita sotto processo sia per presunti maltrattamenti all’anziana, sia allo zio ultraottantenne, marito della donna, deceduto pochi mesi dopo, nel luglio del 2013.
Indagata inizialmente per omicidio volontario e poi rinviata a giudizio “solo” per maltrattamenti in famiglia, a distanza di cinque anni esatti è stata assolta con formula piena alla vigilia di Natale.
La nipote, secondo l’accusa, avrebbe maltrattato la zia, con la quale conviveva, “sottoponendola a continui atti di violenza fisica e psicologica, in particolare percuotendola spesso, anche per futili motivi, con schiaffi al volto, spinte e percosse sul corpo, che le causavano una serie di lesioni ecchimotiche a carico di diversi distretti del corpo (della testa, del volto. del cingolo scapolare destro, dell’arto superiore destro e degli arti inferiori”.
A carico della donna, nel corso delle indagini, si è aggiunta l’accusa di avere riservato lo stesso trattamento anche allo zio, deceduto sette mesi dopo la congiunta: “Nonché del proprio zio – si legge nel capo d’imputazione – ponendo in essere nei confronti dello stesso le medesime condotte”.
“L’accusa di omicidio fu invece archiviata dopo gli accertamenti del medico legale, secondo il quale l’anziana sarebbe morta per cause naturali, precisamente un arresto cardiaco dovuto, forse, a insufficienza renale”, spiega il difensore Mancini.
L’ultraottantenne era gravemente malata. Aveva avuto due tumori. Ricoverata all’ospedale di Acquapendente, era stata dimessa pochi giorni prima di Natale.
“La signora aveva problemi di deambulazione, in passato le era capitato più volte di perdere l’equilibrio. In un’occasione, proprio a seguito di una caduta, si era rotta il bacino”, ricorda il legale.
A sfavore dalla cinquantenne sarebbero emerse a suo tempo una serie di vecchie denunce, sporte da altri nipoti della signora. “Tutte rimaste però senza seguito – sottolinea Mancini – e adesso è arrivata l’assoluzione, con formula piena, che dà ragione in toto a questa difesa e mette fine al calvario ingiustamente vissuto in questi ultimi cinque dalla mia assistita che si è sempre professata ed è sempre stata innocente”.
Silvana Cortignani
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