Viterbo – “Tra le mansioni delle ballerine è prevista la compagnia ai clienti?”. “Assolutamente no”. Elena Agafonova risponde all’avvocato Samuele De Santis. È il 28 aprile 2017, e nell’aula della corte d’assise del tribunale di Viterbo è in corso il processo, in cui la donna è testimone, a Graziano Rappuoli. È l’infermiere di Tuscania accusato di esercizio abusivo della professione medica, omicidio volontario e occultamento di cadavere in concorso con la madre della neonata trovata morta in un cassonetto dei rifiuti al Salamaro nel 2013.
La donna, Elisaveta Alina Ambrus, 29enne romena ballerina di night, è già stata condannata in primo grado e con rito abbreviato a dieci anni di carcere. Tra il 2012 e il 2013 aveva lavorato come intrattenitrice proprio nel locale di Agafonova. Quello Star night club di via della Meccanica, al Poggino, a cui i carabinieri venerdì hanno messo i sigilli, subito dopo aver arrestato la titolare. La donna, 39enne russa residente a Montefiascone, è accusata di sfruttamento della prostituzione in una neo inchiesta della procura. È ai domiciliari insieme al marito. L’imprenditore montefiasconese di 61 anni Ettore Magnani.
Precisare è d’obbligo: Rappuoli e Ambrus nulla c’entrano con la neo inchiesta della procura di Viterbo. Come Agafonova e Magnani nulla c’entrano con i processi a carico dell’infermiere e della 29enne romena, che a breve dovrebbe comparire davanti alla corte d’appello per la sentenza di secondo grado. Ciò che accomuna queste persone è lo Star night, che Agafonova gestisce insieme al marito e in cui Ambrus aveva lavorato. “Finché non è stata ricoverata in ospedale”. Ovvero, anche mentre era incinta.Ma nel processo a carico di Rappuoli, Agafonova ha detto che non era “assolutamente a conoscenza della gravidanza” di Ambrus.
“Sono la titolare di un locale notturno qua a Viterbo – ha dichiarato Agafonova in aula il 28 aprile -. Ambrus è stata una mia dipendente, aveva lavorato da me due volte. La prima per qualche mese, ma non mi ricordo quando perché parliamo di qualche anno fa. Poi è ritornata per qualche giorno ed è andata via. Non mi ricordo l’anno. Forse 2013, ma non mi ricordo di preciso. Dai primi mesi del 2012 ha svolto attività lavorativa nel mio locale come figurante di sala. Ricordo che poi se ne è andata, presumo qualche mese dopo. Se non erro, nel settembre 2012. Le ragazze fanno sempre vai e vieni, quindi è impossibile seguire i periodi e i mesi. Quando è ritornata la seconda volta ha lavorato qualche giorno. Cinque giorni forse. Non mi ricordo. Tre, quattro giorni. Una cosa del genere. E poi è andata via, quando è stata ricoverata in ospedale. Ma non ero assolutamente a conoscenza della sua gravidanza”.
Ma come si sono conosciute Ambrus e Agafonova? “Se non sbaglio, è venuta da me una sua amica che poi me l’ha presentata. Di solito non è che mi chiedono di assumere le amiche, magari mi dicono: ‘C’è un’amica che vorrebbe fare questo lavoro…’. E io gli dico: ‘Fammela vedere’. Mi parla, e poi vediamo se ne vale la pena o no. Le ragazze che vengono da me fanno le figuranti di sala, nel senso che fanno l’intrattenimento delle persone che entrano nel locale. Prendono una bevuta insieme e i clienti pagano due drink in un certo tempo. Che passano insieme in compagnia in sala”. Le ballerine hanno “un contratto per locali di pubblico esercizio, e si chiamano figuranti di sala”.
Ma l’avvocato De Santis chiede se “tra le mansioni è prevista, sul contratto, la compagnia ai clienti”. “No, assolutamente – risponde Agafonova -. Sul contratto non c’è scritto della compagnia, loro stanno lì. Sul contratto è prevista la loro presenza nel locale da un certo orario a un altro. Nulla di più. Il drink, la compagnia è un accordo che faccio io direttamente con chi viene a lavorare da me. E le ragazze devono indossare la gonna. Insomma, non i pantaloni, non i jeans. Certo, elegante. Scarpe con il tacco…”.
Dalla neo indagine dei carabinieri è emerso che Agafonova “ospitava le dipendenti all’interno di propri appartamenti nel centro storico di Viterbo”, come gli inquirenti hanno spiegato. Circostanza che Agafonova conferma anche il 28 aprile 2017. In aula, durante il processo a carico di Rappuoli, rispondendo alla domanda del pubblico ministero: “Alle sue dipendenti fornisce anche un’abitazione?”. “Sì, sì, sì – dice Agafonova -. Gratuitamente, certo. Io ho delle case che tengo in affitto per le ragazze che si appoggiano quando lavorano da me, ma se non stanno da me stanno dalle amiche…”. Come Ambrus. “Se non sbaglio – sottolinea Agafonova -, alloggiava da una sua amica”.
Ma “perché mette delle abitazioni gratuite a disposizione delle sue dipendenti?”, chiede l’avvocato De Santis. “Perché le ragazze a volte vengono a lavorare da fuori e non hanno il modo di pagare un albergo o, perlomeno, non è possibile trovare un affitto in breve tempo. Questo alloggio non fa parte del contratto lavorativo della mia dipendente, ma i locali affittati sono a nome della società. È una ditta individuale. Sono affittati a nome mio, e le ragazze prendono il domicilio presso questi…”.
Durante il processo a carico di Rappuoli, di cui Agafonova è solo testimone, l’avvocato De Santis chiede alla titolare del night se “nel momento in cui viene a sapere che la ragazza è incinta interrompe il rapporto di lavoro?”. “Beh, il rapporto di lavoro si interrompe comunque – risponde Agafonova -. Perché una persona incinta…. Insomma, di fare intrattenimento a delle persone del locale notturno non credo sia…. Non possono lavorare in gravidanza nei locali notturni. Non lo so, ci devono essere dei contratti. Io neanche lo so. Il mio consulente mi dice che devono avere il certificato medico. Devono avere insomma certi requisiti. Non ne ho la più pallida idea, anche perché non mi è mai capitato. Perlomeno, quello che so io. Poi…”.
L’avvocato De Santis chiede infine ad Agafonova “il corrispettivo economico che, in media, corrisponde alle ragazze”. “60 euro al giorno, dalle 22 alle 4. Non hanno delle percentuali. Nessun accordo di percentuale…”.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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