Viterbo – “Attività laboratoriali, integrazione in classe e percorsi individualizzati”. Il professore Mirko Ottoni illustra la didattica d’inclusione dell’istituto professionale Orioli.
Fotocronaca: Attività didattica di inclusione all’Orioli
Funzione strumentale inclusione e responsabile del dipartimento dell’istituto scolastico, che ha il più elevato numero di insegnanti di sostegno e alunni con disabilità rispetto ad altre realtà della provincia, il prof. Ottoni spiega come l’obiettivo sia quello di creare percorsi di vita per gli studenti in modo da valorizzarne attitudini e potenzialità. Per trasformarle in competenze e superare le differenze.
Da quanto vi occupate di didattica dell’inclusione?
“Sono circa 15 anni anni – dice Ottoni – che l‘istituto ha puntato sull’inclusione, facendone un elemento portante dell’architettura scolastica. Rispetto ad altre realtà, è da tempo che portiamo avanti questi progetti, già dal preside Valente per arrivare all’attuale dirigente scolastica Simonetta Pachella che molto si è spesa in questo ambito. Ci siamo dunque impegnati per creare un’offerta formativa inclusiva e forse per l’impegno che ci mettiamo, molti scelgono la nostra proposta. Sono sette anni che ho questo incarico e da 13 sto all’Orioli, ho vissuto ogni fase del lavoro che c’è dietro ed è stato un crescendo, sia delle metodologie, ma anche delle progettualità e delle attività labotoriali”.
In cosa consiste l’offerta formativa?
“Per noi, il punto focale è la valorizzazione delle diverse abilità degli studenti”.
In che modo riuscite a metterle in risalto?
“Prima di tutto attraverso la didattica classica per cui è fondamentale l’inserimento in classe e la relazione con i compagni che viene fatto quotidianamente. Poi c’è un’altra parte relativa alle attività laboratoriali – anche con partner esterni – che hanno una valenza importante”.
Qualche esempio?
“Collaboriamo con il ‘Giardino di Filippo’ per la pet therapy, poi con il ‘Boschetto dei corbezzoli’ facciamo un progetto di autonomia. Portiamo i ragazzi alle Terme dei papi, facciamo il bowling integrato al “Ciao” e abbiamo un corso di pittura integrato “Talenti diversi” che facciamo con normo dotati e diversamente abili al liceo artistico. Facciamo un corso di psicomotricità e una volta a settimana il calcio a 5 integrato. Poi un musicoterapeuta specializzato che viene da Firenze e fa sedute individuali di 40 minuti e c’è il progetto cucina che facciamo insieme all’associazione ‘Gli amici di Galiana’ nelle loro strutture comprando tutto il materiale necessario per dare un’impostazione professionale e l’orto didattico nel cortile antistante la scuola. Puntiamo ad aumentare le competenze e le abilità dei ragazzi normodotati e con disabilità che ne prendono parte”.
Come si struttura il lavoro?
“C’è un organismo ministeriale, creato all’interno delle scuole, il Gli, gruppo di lavoro per l’inclusività, e ci sono varie figure: io sono funzione strumentale, poi c’è il professore Mauro Spezzi che si occupa dei ragazzi con disturbi evolutivi specifici, sia quelli di apprendimento – dislessia o dislalia, ma anche l’Adhd e altre tipologie che non rientrano nella disabilità e non hanno il sostegno. Logicamente per ogni ragazzo viene fatto un percorso individualizzato perché, sia per i ragazzi con disabilità che per quelli con disturbi di apprendimento, secondo le normative ministeriali, si deve pensare a un percorso di vita e una didattica personalizzata”.
Cos’altro?
“C’è lo psicologo del rock e con il dottor Savini e il dottore Evangelisti della neuropsichiatria infantile di Viterbo un progetto di somministrazione agli studenti delle classi prime per evidenziare eventuali disordini nell’esercizio delle abilità scolastiche”.
Quali sono i benefici di queste attività?
“Principalmente che anche i ragazzi con difficoltà riescono a inserirsi all’interno della classe e a raggiungere gli obiettivi didattici, proprio attraverso una didattica pensata per loro attraverso strumenti e metodologie che vanno a favorire le potenzialità e le attitudini di ognuno. Infatti, uno degli obiettivi per cui nella disabilità i progetti sono integrati è proprio perché i normodotati devono stare insieme e quindi aiutare, sostenere e portare avanti un discorso sia relazionale che didattico”.
In questi percorsi, quali sono le difficoltà per un docente?
“Per un insegnante riguardano soprattutto la formazione che deve essere specifica e continua. La scuola quindi si è organizzata in modo da sostenere i docenti sia nella didattica che nella relazione col ragazzo”.
Per i ragazzi invece quali sono le problematiche?
“Si tratta di difficoltà oggettive e certificate, ma anche linguistiche, per esempio per gli stranieri, e relazionali nel rapportarsi con gli altri, oppure economiche, sociali o nella gestione del comportamento. La società ha l’obbligo di tutelare questi giovani ed ecco perché abbiamo attivato percorsi per valorizzare le conoscenze e le capacità del singolo, in modo da poterle trasformare in competenze”.
Nell’evoluzione della scuola, come si è venuta a formare l’esigenza di una didattica dell’inclusione?
“Prima in effetti non c’era, ma ciò non vuol dire che non ce ne fosse bisogno. Quando andavo a scuola, accadevano spesso atti di bullismo anche solo per chi veniva da fuori e sui pullman vigeva una specie di ‘nonnismo’. Queste situazioni semplicemente non venivano affrontate, ma creavano delle frustrazioni. Negli ultimi anni, invece, ci si è attivati, soprattutto dal punto di vista normativo, ed è cresciuta una vera didattica inclusiva con passi in avanti, specie nel nostro paese più che nel resto d’Europa. Da noi, per esempio, è dal 1975 che non esistono più scuole differenziate, mentre in Germania ancora ci sono. Oppure, dal ’92, c’è la 104 e per i disturbi dell’apprendimento, nel 2010, è iniziata la 170 con i decreti legge e le circolari ministeriali che hanno fatto sì che determinati problemi emergessero e venissero affrontati.
Anche per esempio l’innalzamento dell’obbligo scolastico è stato importante, perché quelli che oggi sono visti disturbi dell’apprendimento – discalculia, disprassia e disortografia – prima venivano etichettati come mancanza di voglia di studiare e si smetteva alla terza media; oggi invece c’è più attenzione e attraverso una didattica nuova e delle nuove metodologie si riesce a risolvere certe situazioni, solo lavorandoci. Le scuole devono fare la loro parte perché i disturbi dell’apprendimento sono in crescita”.
L’Orioli, infatti, è sceso in campo.
“Come scuola, abbiamo attivato una serie di interventi per far fronte a certe situazioni, ed è la legislazione che ce lo chiede. Il numero dei disabili che si sono rivolti a noi è aumentato forse perché nel tempo abbiamo fatto qualcosa che ci ha fatto acquisire credito e che dovrebbero fare anche le altre scuole.
Percorsi e attività laboratoriali hanno una valenza che fanno sì che molti ragazzi con delle difficoltà riescano a raggiungere gli obiettivi di tutti gli altri, secondo le proprie caratteristiche e individualità. Le norme infatti ci chiedono di creare percorsi di vita per il singolo visto che l’apprendimento di ognuno di noi è diverso. L’insegnante deve quindi verificare quale sia quello più funzionale e adottarlo.
E’ importante usare anche metodi di gruppo, come la responsabilizzazione di ogni attività a ogni membro, perché chi è in difficoltà si senta parte di quello stesso gruppo. Diventa così pari agli altri e le difficoltà si sfumano. Progetto di vita e individualizzazione degli obiettivi e competenze che si basa su quello che uno sa fare inizialmente e dove può arrivare”.
Il prossimo mese sarà attivo anche uno sportello per l’autismo.
“Oltre allo sportello pedagogico del prof Spezzi, che serve a una valutazione funzionale degli alunni finalizzata alla costruzione del piano didattico personalizzato, quello per l’autismo sarà un sostegno a famiglie e docenti con ragazzi appunto autistici o con sindrome di Asperger”.
Cos’è invece #genianchio?
“Un progetto, forse unico in provincia, che si fa di pomeriggio ed è di aiuto allo studio per alunni con disturbi evolutivi specifici e finalizzato alla costruzione di un metodo di studio efficace, al potenziamento delle strategie didattiche e dei processi metacognitivi. Nasce dallo studio e dall’esperienza acquisita dai dicenti dell’istituto”.
Cosa porta avanti quindi il dipartimento che coordina?
“Lo scopo del dipartimento, insomma quello che mi sono sempre proposto, era un ampliamento dell’offerta formativa attraverso laboratori e progettualità. Indirizziamo i ragazzi, con un’analisi iniziale della situazione e poi attraverso la famiglia e il medico psichiatra decidiamo dove inserirli. Nulla è lasciato al caso, ma fatto individuando attitudini e potenzialità per il progetto che sia più funzionale. E il fatto di avere tanti progetti serve proprio a questo, l’obiettivo infatti non è quello di farli tutti, ma di avere un’ampia gamma tra cui scegliere per trovare quello più adatto.
Devono essere funzionali e soprattutto di qualità ed ecco perché ci siamo rivolti a strutture competenti del territorio. Non ci si può improvvisare.
All’inizio dell’anno, ogni referente ha proiettato slide affinché il genitore avesse tutta l’autonomia di scegliere, visto che le decisioni sono prese collegialmente tra genitori, scuola e Asl. Continueremo a portare avanti interventi didattici personalizzati e attività svolte in collaborazione coi compagni di classe, fondamentali nei processi di integrazione, affiancando però le attività laboratoriali che hanno una precisa valenza per valorizzare le competenze del singolo. Facciamo un grande lavoro, un investimento economico, amministrativo e di energie – conclude Ottoni -. Non ci tiriamo indietro”.
Paola Pierdomenico
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