Viterbo – “Le archiviazioni sono aumentate di quasi il 10% nel distretto, e soprattutto e in particolare in quegli uffici già segnalati per gli incrementi particolarmente elevati dell’arretrato. Come Viterbo, dove nel periodo 2015/2016 furono annotati solamente 333 decreti di archiviazione a fronte degli oltre 8mila definiti nel periodo 2016/2017”. È quanto emerge dalla relazione del presidente della corte d’appello di Roma, Luciano Panzani, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2018. Se, per quanto riguarda gli uffici dei gip e dei gup, nell’anno 2015\2016 i decreti di archiviazione al tribunale di Viterbo sono stati solo 333, ovvero il 17,8% sul totale dei procedimenti definiti, nell’anno 2016\2017 sono stati ben 8mila 357, ovvero il 15,2% sul totale dei procedimenti definiti. Tra i due anni giudiziari c’è quindi stata una variazione del 2409,6%.
A livello distrettuale – ovvero facendo una media tra i dati dei tribunali di Cassino, Latina, Velletri, Roma, Civitavecchia, Viterbo, Rieti, Tivoli e Frosinone – il 70% circa dei procedimenti è stato definito con archiviazione (in precedenza tale percentuale era del 68%). Mentre le sentenze di rito alternativo, i decreti penali di condanna e di rinvio a giudizio rappresentano complessivamente il 17% circa delle definizioni.
Per quanto riguarda i procedimenti definiti con rito alternativo davanti al gip\gup (4%), Panzani sottolinea che “sono in numero ridotto. In altre realtà territoriali italiane il dato è maggiormente positivo. Il complessivo affanno e ingolfamento della macchina processuale fa si che uno degli obiettivi della riforma del codice di procedura penale del 1989, la definizione di un numero rilevante di procedimenti con il rito alternativo, senza giungere al dibattimento, non è allo stato raggiunto”.
A Viterbo diminuiscono i nuovi processi e aumentano quelli definiti. Nell’anno 2015\2016 i primi sono stati 5mila 100, diminuiti del 23,1% (3922) nel 2016\2017; i secondi sono invece passati da 1866 a 10mila 137, con una variazione tra i due anni del 443,2%.
I dati complessivi del distretto indicano una diminuzione del 17% circa nelle sopravvenienze, corrispondenti a circa 15mila procedimenti in meno, a fronte di un incremento del 5% nelle definizioni. Le pendenze scendono quindi in modo sensibile di quasi il 7%. Le definizioni ammontano infatti a 78mila 614 fascicoli, circa 4mila in più rispetto al periodo precedente, e le pendenze al 30 giugno 2017 sono pari a 85mila 335 fascicoli (superavano le 90mila unità nel 2016).
Ricambio e smaltimento. Al tribunale di Viterbo l’indice di ricambio, ovvero il numero di procedimenti definiti ogni 100 sopravvenuti durante l’anno, ammonta a 258,5: le definizioni sono in numero superiore alle sopravvenienze, e quindi vi è una riduzione della pendenza. L’indice di smaltimento, la percentuale di definizione rispetto al carico pendente, è di 66,8. “Per quanto riguarda gli indici di smaltimento – sottolinea Panzani – gli uffici di Civitavecchia (49,1 ndr), Frosinone, Rieti, Tivoli e Viterbo sono superiori al dato medio distrettuale”. La pendenza al 30 giugno 2017, sempre per gli uffici gip\gup del tribunale della Tuscia, è invece di 5mila 049.
Il dibattimento. A livello di dibattimento, i nuovi processi nel 2016\2017 sono diminuiti del 21,9% (1819, contro i 2mila 329 dell’anno precedente). Come sono diminuiti quelli definiti: dell’1,3%. Ovvero 1821, rispetto ai 1845 dell’anno 2015\2016. 3mila 967 sono invece i pendenti, al 30 giugno 2017.
Il dati relativo ai tempi di definizione dei processi trattati dai tribunali del Lazio. Quelli celebrati innanzi ai tribunali in composizione collegiale sono stati definiti entro sei mesi nel 30% dei casi, e entro un anno per il 44% dei casi. I processi celebrati invece con rito monocratico sono stati definiti, nel 36% dei casi (leggera flessione, lo scorso anno percentuale era del 38%), in sei mesi rispetto alla data di iscrizione. Il dato cumulato delle prime due classi indica che circa il 51% dei procedimenti è stato definito nell’arco del primo anno. A livello di distretto, le definizioni con i riti alternativi rappresentano, rispettivamente il 30% delle definizioni per il rito monocratico e il 33% delle definizioni per il rito collegiale. Il numero dei giudizi celebrati con rito ordinario innanzi al tribunale, sia in composizione monocratica (il 60%) che collegiale (il 53%), ha percentuali identiche a quello dello scorso anno.
L’analisi del tribunale di Viterbo del presidente della corte d’appello di Roma.
“La pianta organica prevede, oltre al presidente, un presidente di sezione e 17 giudici. I magistrati presenti al 30 giugno 2017 sono invece 12 (7 addetti alla sezione civile e 5 al settore penale). Rispetto alla pianta organica prevista si ha, pertanto, una scopertura del 29,41%. Analoga scopertura si registra relativamente ai giudici onorari (got), considerata la carenza di tre giudici sui nove previsti.
Nel periodo in questione, i dati relativi al totale dei procedimenti penali evidenziano un diminuzione delle iscrizioni pari al 23% e un aumento delle definizioni del 220%. In termini assoluti si è passati, infatti, da 7430 iscrizioni a 5743 sopravvenienze e da 3711 definizioni a 11.958 procedimenti definiti.
Tale dato va letto alla luce del considerevole incremento delle definizioni dei procedimenti contro noti dell’ufficio gip\gup ottenuto mediante costituzione di una ‘task force’ di personale e lo spirito di servizio dei magistrati addetti. In termini assoluti nel settore gip\gup noti si è passati da 5100 iscrizioni a 3922 iscrizioni e da 1866 definizioni a 10137 definizioni, di cui oltre 8357 avvenute con decreti di archiviazione e 593 con decreti che dispongono il giudizio.
L’analisi dei flussi relativi al dibattimento penale mostra con riferimento al dibattimento collegiale un incremento delle iscrizioni pari al 26%, mentre nel monocratico si registra una flessione nelle iscrizioni pari al 23,6%.
Rispetto al periodo precedente sono diminuite del 50% le definizioni per quanto riguarda il rito collegiale e del 0,6% le definizioni per quanto riguarda il rito monocratico. E ciò, come si è detto, a causa della carenza di organico e del ‘turn over’ di giudici, con conseguente necessaria continua rinnovazione delle istruttorie dibattimentali.
L’indice di ricambio – che indica il numero di procedimenti definiti ogni 100 sopravvenuti durante l’anno – per il periodo in considerazione è stato pari a 200 ( a fronte del 49,9 del periodo precedente).
L’indice di smaltimento, che valuta la percentuale di definizione rispetto al carico pendente, è pari a 57.
Analizzando il dato relativo ai procedimenti penali iscritti nel periodo considerato in base al numero degli imputati, si rileva che i procedimenti con un imputato costituiscono la percentuale maggiore sul totale degli iscritti, rappresentando il 55% nell’ambito del dibattimento collegiale, l’83% nel dibattimento monocratico e l’82% nella sezione gip\gup.
Per quanto riguarda la durata dei procedimenti penali definiti con rito collegiale prevale la definizione entro sei mesi con una percentuale pari al 62%, e prevale la definizione entro i due anni nei procedimenti con rito monocratico e nel registro noti, con una percentuale rispettivamente pari al 32,1% e al 52,6%.
L’incidenza dei procedimenti definiti per prescrizione, sul totale delle definizioni, è pari al 6% per quanto riguarda il dibattimento e dello 1,5% con riferimento ai procedimenti contro noti, definiti presso l’ufficio gip\gup.
Presso il tribunale di Viterbo, la pianta organica del personale amministrativo prevede sole 68 unità. Si tratta di una pianta inadeguata. Il personale amministrativo in servizio al 30 giugno 2017 risulta di 62 unità”.
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