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Viterbo - Interviene la segretaria della Uil scuola Silvia Somigli

I candidati alle elezioni dicano qualcosa anche sulla scuola

di Silvia Somigli - Segretaria generale Uil scuola
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Silvia Somigli

Silvia Somigli

Viterbo – Tre elezioni importanti per il nostro territorio: politiche, regionali e comunali per Viterbo, capoluogo di provincia. Tre occasioni fondamentali per dire qualcosa di decisivo sulla situazione che vive la scuola italiana e tutto il suo personale.

La speranza, come sindacalista e insegnante, è che le formazioni politiche che si propongono alla guida di Paese, regione e comune, dicano qualcosa anche sulla scuola. Quale è la scuola che si immaginano, quella che vogliono? Come intendono rapportarsi riguardo agli interventi fatti nel corso della legislatura che sta per finire?

È ancora un valore la scuola pubblica e laica? Nessuno lo dice più da un pezzo. Anzi, alcuni passaggi della cosiddetta riforma della “buona scuola”, la legge 107 per intenderci, lo mettono abbondantemente in discussione. I candidati intendono dire qualcosa in campagna elettorale prendendosi poi la responsabilità di difendere questo valore una volta eletti al parlamento, al consiglio regionale o comunale? La scuola della Costituzione ha ancora un senso? Va ancora difesa?

Quale è, per loro, il ruolo di un’organizzazione sindacale sul posto di lavoro in generale e all’interno della scuola in particolare? Noi che facciamo tutti i giorni attività sindacale sul posto di lavoro lo sappiamo. Così come sappiamo che in questi anni c’è stato il deliberato tentativo di togliere di mezzo i sindacati, svuotandoli di significato colpendo il loro ruolo di rappresentanza dei lavoratori. Cosa ne pensano i candidati alle prossime elezioni? Quanto conta per loro il rapporto con i sindacati? Cosa deve essere un sindacato sul posto di lavoro?

Non solo, ma l’immagine che è stata data dei flussi migratori e la progressiva messa in discussione della dignità stessa dei migranti, dignità personale e dignità di popolo, da parte di alcuni settori della politica, talvolta con ripercussioni stesse sulle attività istituzionali, sta lentamente minando l’idea di scuola inclusiva e del pluralismo culturale che dovrebbe invece caratterizzarla.

La scuola si deve fare portavoce di inclusione e integrazione, presso i ragazzi e le ragazze e presso tutto il personale scolastico. Se la scuola non combatte questa battaglia in prima linea abbiamo perso su tutto il fronte. Ma per farlo deve essere messa nelle condizioni di poterlo fare. Di certo, l’atteggiamento di parte del mondo politico che ha rispolverato toni razzisti senza alcun pudore non aiuta e le ripercussioni sulla scuola si sentono, quotidianamente.

Il tutto in un contesto, come quello scolastico, dove il problema della meritocrazia non è stato risolto, generando aspettative frustrate e per molti aspetti anche tradite, schiacciando infine la volontà dell’insegnante, la volontà di tutto il personale.

Gli Ata, ad esempio, sono stati completamente dimenticati. Nessuna politica di governo, e immaginiamo anche nessuno dei programmi elettorali che leggeremo, ne hanno fatto o ne faranno menzione. Eppure rappresentano l’ossatura amministrativa della scuola. Senza di loro semplicemente chiuderebbe.

Per non parlare dei precari. Totalmente dimenticati. Precari che non riescono ad avere accesso al mondo della scuola, precari che per partecipare a un concorso devono acquisire ancora competenze su competenze, pagare iscrizioni a corsi e fare nuovi esami sempre a pagamento. Precari che entrano in ruolo e poi si vedono cacciare dalla scuola perché un titolo di studio legittimamente conquistato, oggi per lo Stato non ha più alcun valore. Precari che entrano in ruolo e poi vengono mandati a lavorare a centinaia di chilometri da dove hanno sempre vissuto e messo a disposizione la propria professionalità.

Un mondo della scuola dove è difficile entrare e sempre più difficile uscire, considerato l’aumento dell’età pensionistica e la necessità di farsi anche un fondo integrativo per evitare problemi di sopravvivenza una volta in pensione.

Chiediamo questo. Chiediamo che i candidati nei collegi elettorali viterbesi dicano la loro sul mondo della scuola e la dicano pubblicamente, aprendo un confronto con le forze sindacali e sociali. Anche in campagna elettorale, che deve appunto essere non solo un momento di ascolto, come si dice spesso in politica, ma anche e soprattutto di costruzione di nuovi percorsi condivisi.

Silvia Somigli

Segretaria generale Uil scuola Viterbo

 


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6 febbraio, 2018

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