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Mammagialla - Parla un poliziotto della penitenziaria aggredito da due detenuti finiti in infermeria per gesti fai autolesionismo

“All’improvviso mi ha colpito con una testata in faccia”

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Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Testate ai poliziotti dell’infermeria del supercarcere di Mammagialla, ancora alla sbarra dopo otto anni due detenuti per i quali il processo è ripartito da zero giovedì scorso dopo l’ennesimo cambio di giudice. Le difese hanno infatti chiesto la rinnovazione degli atti, per cui dovranno essere richiamati i testimoni già sentiti, che potranno confermare o meno la precedente deposizione. 

Era il 16 giugno del 2012 quando avrebbero aggredito tre agenti della polizia penitenziaria in servizio all’infermeria dell’istituto di pena sulla Teverina, finiti tutti e tre al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle a causa della violenza dei colpi ricevuti durante la colluttazione coi reclusi.

La prova di come basti un niente, in carcere, per far scattare il parapiglia. 

Una giornata partita male, come ha spiegato al giudice Elisabetta Massini uno dei poliziotti, andato nel frattempo in pensione. L’unico che non fosse stato già sentito dal precedente giudice, per cui era presente in aula. 

“Un detenuto è stato portato infermeria per avere messo in atto dei gesti di autolesionismo e poi riaccompagnato in cella. Poco dopo è tornato in infermeria, ma non da solo. Erano lui col suo compagno di stanza, perché entrambi avevano messo in atto gesti di autolesionismo. Abbiamo fatto entrare il primo in ambulatorio, ma l’altro voleva seguirlo a tutti i costi, a detta sua per portargli la sua solidarietà e stargli vicino. Ma è vietato dal regolamento, quindi gli ho detto che doveva aspettare fuori”, ha spiegato.

“All’improvviso mi ha colpito con una testata in faccia, all’altezza del sopracciglio”, ha proseguito il testimone. 

Subita la testata, il poliziotto ha lanciato l’allarme, facendo scattare l’intervento dei due colleghi presenti nell’infermeria. L’altro detenuto, approfittando della concitazione del momento, è intanto corso fuori dell’ambulatorio, guadagnando il corridoio per dare manforte al compagno di cella.

“E’ scoppiato un parapiglia – ha raccontato il testimone – in cui ad avere la peggio siamo stai noi poliziotti, vittime di una breve ma violentissima aggressione prima di riuscire a calmare la coppia”. 

A distanza di sei anni non si è ancora concluso il processo ai due detenuti, accusati di resistenza, minacce e lesioni a pubblico ufficiale. I difensori d’ufficio degli imputati, Maria Luisa Piccirilli e Bruno Mecali, hanno chiesto al giudice Massini di disporre una perizia psichiatrica d’ufficio per entrambi, o almeno per il detenuto che per due volte ha messo in atto gesti di autolesionismo, coinvolgendo anche il compagno di cella. Il magistrato si è riservato di decidere al termine dell’istruttoria. 

Il prossimo 4 giugno saranno riascoltati due testimoni e poi si vedrà il seguito. 

Silvana Cortignani

 


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20 febbraio, 2018

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