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Schianto sulla Commenda - Per i periti sono sufficienti a una Polo, che ha frenato in curva, a raggiungere gli 85 chilometri orari - Automobilista a processo per omicidio colposo

“Bastano 115 metri di rettilineo per superare il limite di velocità”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

 

L'avvocato Fausto Barili

L’avvocato Fausto Barili

Viterbo – (sil.co.) – Scontro tra due auto sulla Commenda, un automobilista 84enne muore dopo due giorni di agonia a Belcolle e l’altro finisce a processo per omicidio colposo. Era il primo pomeriggio del 5 novembre 2010. Secondo l’accusa l’imputato avrebbe percorso la provinciale con la sua Polo a velocità troppo elevata: 85 chilometri orari a fronte di un limite di 70. 

Non per la difesa che durante l’ultima udienza del processo ha tirato in ballo anche il famoso autovelox sulla Commenda, “uno dei pochi in Italia che funzionano”, per insistere sul fatto che il conducente della Polo non potesse viaggiare oltre il limite consentito, avendo appena rallentato.

Una eventualità che però è stata esclusa sia dal perito del pm, sia dal consulente di parte civile, nominato dal figlio della vittima, assistito dall’avvocato Fausto Barili.  Troppo distante l’autovelox dal punto dell’impatto. 

Tutti hanno concordato sul fatto che la Polo abbia presumibilmente rallentato, per una curva, distante115 metri di rettilineo dal luogo dell’impatto: “Ma considerata la vettura – hanno detto entrambi i periti – avrebbe potuto comunque superare tranquillamente il limite di 70 chilometri in quello spazio”. 

Il prossimo 10 settembre si tornerà in aula per sentire il medico legale che ha svolto l’autopsia, anch’essa oggetto di contrasto, in quanto risulterebbe un tasso alcolemico pari a 2 dall’esame sul corpo della vittima, sul quale la difesa vuole ulteriori ragguagli.

“L’anziano è deceduto dopo due giorni e al suo ingresso in ospedale aveva un tasso alcolemico pari a zero – ha spiegato al giudice Elisabetta Massini l’avvocato Barili – al momento dell’autopsia era più alto in seguito al trattamento farmacologico cui è stato sottoposto durante il ricovero”. “Trattamento al rum”, ha replicato un difensore, facendo andare su tutte le furie il legale: “Come si permette? Non c’è rispetto nemmeno per i familiari della vittima”. 

L’84enne avrebbe goduto di ottima salute, gli avevano rinnovato la patente a luglio e, il giorno dell’incidente, dopo avere pranzato, stava andando in campagna a raccogliere le olive. E’ morto a causa delle gravissime lesioni riportate. Ma anche se fosse sopravvissuto, sarebbe finito sulla sedia a rotelle. E la moglie, per il dolore, se ne è andata a tre mesi di distanza. 

Una corsa contro la prescrizione, per arrivare almeno a una sentenza di primo grado. E, in caso di condanna, sperare in un risarcimento. Si torna in aula a settembre. 

Silvana Cortignani


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18 marzo, 2018

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