Viterbo – (sil.co.) – Minacce di morte e di sfregiare la ex con l’acido muriatico: “Non ti piglia più nessuno dopo che ti ho toccata. Ti faccio diventare una cessa, non ti prenderà più nessuno a vita”. E minacce di ucciderle il nuovo fidanzato: “Negro di merda, non ci deve stare con mio figlio, sennò lo ammazzo”. Tutte “recapitate” alla vittima tramite messaggi whatsapp, scritti e vocali, che hanno lasciato il segno.
Protagonista un ventenne di Viterbo, a processo per stalking, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, dopo un ammonimento risalente al gennaio 2015 e una denuncia dell’estate 2017, seguita da un divieto di avvicinamento alla ex “fidanzatina”, oggi 22 anni, dalla quale tre anni fa ha avuto un bambino, quando era ancora minorenne.
Ieri la prima udienza, davanti al giudice Giacomo Autizi, che ha sentito per prima la vittima, parte civile con l’avvocatessa Daniela Fieno. La coppia, rimasta insieme tra alti e bassi due anni, ha chiuso definitivamente l’ultimo dell’anno del 2015. “Lui voleva che noi tre dormissimo a casa sua la sera di San Silvestro, io invece volevo stare coi miei genitori che avevano organizzato una bella festa coi vicini”, ha detto la giovane. Ma sarebbe stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso: “E’ sempre stato possessivo e geloso. Non voleva che usassi il cellulare e Facebook, mi ha cancellata da Instagram, potevo stare con le anche solo in sua presenza”.
Quando la giovane, finita la relazione, si è fidanzata con un giovane italo-nigeriano non ci ha visto più. Alla vigilia di ferragosto lo avrebbe aggredito davanti alle telecamere della videosorveglianza in piazza del Comune: “Me lo ha massacrato tirandogli le bottiglie e prendendolo a cascate in faccia”, ha proseguito la giovane. Circostanza confermata dal ragazzo, un 21enne, sentito come testimone: “Io gli ho dato la mano per presentarmi, lui mi ha risposto ‘Lo sai a cosa vai incontro?’, poi mi ha dato un pugno e ha continuato a colpirmi al volto con il casco”.
Vittima e carnefice, erano poco più che adolescenti quando, nel 2014, la ragazza è rimasta incinta: “Ero al secondo mese quando mi ha preso a spinte al Sacrario ed è dovuto correre mio padre perché avevo paura di perdere il bambino. Mentre mi caricava in auto, ha aggredito pure lui e gli ha preso a pugni la macchina”.
“Per proteggerla, abbiamo chiesto aiuto ai miei genitori. E siccome lui minacciava di aspettarla fuori scuola, andava a prenderla il nonno, perché era terrorizzata”, ha detto il padre 51enne, sentito come testimone.
Il piccolo è nato nell’estate del 2015. “Io non volevo che lo riconoscesse. Era minorenne, senza lavoro, frequentava gente che non mi piaceva. Ma lui mi ha rubato il certificato di nascita e lo ha riconosciuto”. La sera della Minimacchina di Santa Barbara del 2015, glielo avrebbe strappato dalle braccia mentre lei era con un’amica e la nonna e se lo sarebbe portato via. Dopo il battesimo, un parente e un amico di famiglia, per aiutare la giovanissima coppia, gli avrebbero trovato due lavori: “Li ha persi entrambi”.
“Un giorno, mentre dal Sacrario salivamo per via Cairoli, era talmente arrabbiato con me, che mi ha tolto gli occhiali da vista, senza i quali non ci vedo, ed è scappato col bambino. Ho dovuto farmi venire a prendere da mia madre”, ha raccontato ancora la giovane.
Da capodanno 2016 sarebbe iniziata la persecuzione, in atto ancora oggi: “Due settimane mi ha seguito dentro un supermercato del Pilastro mentre ero con il mio fidanzato e nostro figlio. Mi si è fatto sotto con la scusa di dare un bacio al bimbo. Poi ci ha aspettati fuori seduto su un motorino”, ha denunciato la vittima in aula.
“Mia figlia non può uscire da sola dentro Viterbo, sta barricata in casa, si sente in carcere nella sua città. Per Santa Rosa ci ha chiesto di accompagnarla a vedere la Macchina, a noi genitori”, ha detto il padre.
Contro il nuovo fidanzato una valanga di insulti razzisti a ripetizione: “Se lo trovo lo ammazzo, negro di merda, non ci deve stare con mio figlio, sennò lo ammazzo”.
Il processo riprenderà il 2 luglio.
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