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Crac Seal - L'unico dei cinque ex componenti del cda condannato per bancarotta ricorrerà in appello contro la sentenza

“Pronto a rinunciare alla prescrizione per ottenere la piena assoluzione”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – “Pronto a rinunciare alla prescrizione per ottenere la piena assoluzione”. Crac Seal, il giorno dopo la sentenza: l’unico condannato dei cinque ex componenti del consiglio d’amministrazione si dice pronto a ricorrere in appello per dimostrare la sua innocenza. Disposto anche a rinunciare alla prescrizione, secondo il suo difensore, pur di archiviare l’annosa vicenda con una piena assoluzione. Prescrizione che scatta oggi, 10 maggio, appena due giorni dopo la sentenza di primo grado emessa al termine del processo per bancarotta dal tribunale di Viterbo.

“Angelo Mascagna impugnerà senz’altro – anticipa il difensore Stefano Maria Falcioni – non tanto per vedere accertata la prescrizione dei reati, alla quale con ogni probabilità rinuncerà, ma per ottenere una sentenza di piena assoluzione, ritenendo del tutto illogica ed immotivata, ma soprattutto ingiusta la decisione del tribunale, che ha concentrato su di lui la responsabilità di un evento i cui elementi fattuali non sono stati neanche chiariti fino in fondo e che comunque non ha comportato alcuna distrazione di fondi, di qualsiasi entità, dalla società”. 

Il processo scaturito dal crac della società per la riscossione dei tributi dichiarata fallita nel 2005 si è chiuso l’8 maggio, a due giorni dalla prescrizione, con quattro assoluzioni e una condanna. Gli imputati erano accusati di bancarotta per distrazione attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti in concorso. Per un ammontare di circa due milioni di euro.

Mascagna è stato l’unico ad essere condannato dal collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei: tre anni in primo grado, più una maxi provvisionale di un milione di euro che dovrà versare alla parte civile, il commercialista Massimo Cinesi per la curatela del fallimento, in vista di un più cospicuo risarcimento in sede civile. 

“Il processo definito in primo grado dal tribunale di Viterbo – ci tiene a sottolineare ancora una volta l’avvocato Falcioni – non aveva come tema l’accertamento sulle ragioni e sulle responsabilità che hanno portato dapprima al dissesto e poi al fallimento della Seal, avendo la ben più limitata finalità di accertare se la società avesse contabilizzato o meno alcune fatture asseritamente false e chi fosse responsabile di questa presunta, illecita operazione”.

Secondo il legale: “Un accertamento dunque su un fatto marginale e comunque non idoneo, almeno da solo, a poter determinare il fallimento della società. Nella fattispecie il Mascagna ha avuto un ruolo del tutto simile a quello degli altri quattro membri del consiglio di amministrazione che sono stati correttamente assolti. Pure il Mascagna è stato assolto con la formula più ampia per quanto attiene una cospicua parte delle fatture che la procura della repubblica di Viterbo aveva posto a base della sua ipotesi accusatoria. La condanna si riferisce solo ad alcune delle fatture asseritamente false; le ragioni che hanno indotto il tribunale ad assumere tale decisione potranno essere comprese solo dopo la lettura delle motivazioni della sentenza che verranno depositate nel termine di novanta giorni”.

Nel frattempo Angelo Mascagna sarebbe pronto a ricorrere in appello contro una condanna che da oggi, 10 maggio, è già prescritta: “Non tanto per vedere accertata la prescrizione dei reati alla quale con ogni probabilità rinuncerà ribadisce Falcioni – ma per ottenere una sentenza di piena assoluzione, ritenendo del tutto illogica ed immotivata, ma soprattutto ingiusta la decisione del tribunale che ha concentrato su di lui la responsabilità di un evento i cui elementi fattuali non sono stati neanche chiariti fino in fondo e che comunque non ha comportato alcuna distrazione di fondi, di qualsiasi entità, dalla società”. 

“Alla fine della fiera, solo uno viene bastonato”, ha detto martedì in aula il difensore durante la discussione. L’ex presidente e legale rappresentante della Seal, Vincenzo Pieretti,  anche lui rinviato a giudizio, nel frattempo è deceduto. Sono stati invece prosciolti Lorenzo Gasperini, Luciano Meassi, Maria Grazia Innocenzi Baldinelli e Maria Immacolata Venanzi. Come chiesto dallo stesso pubblico ministero. 

“Uno sfacelo finanziario, il più grosso fallimento nella storia della città di Viterbo”, lo ha definito il difensore di parte civile Marco Russo, sottolineando l’enormità della vicenda.

Miliardi di vecchie lire spesi come fossero bruscolini, come ha sottolineato nella sua lunga e articolata arringa il pm Stefano d’Arma. Una parentopoli di assunzioni e promozioni lampo da quadri super a funzionari ai vertici della società fallita nel 2005 e che fino al 2003 aveva avuto la concessione della riscossione dei tributi in provincia di Viterbo. I contribuenti della Tuscia se la ricordano per le migliaia di cartelle pazze inviate anni e anni fa ad altrettanti presunti morosi che morosi non erano. Erano i tempi del conclamato fallimento della Seal spa, la Società Esattoriale Alto Lazio, azienda privata che riscuoteva i tributi in tutta la provincia. Le indagini della finanza sono partite nel 2005.

Ma alla fine, secondo Russo, la montagna ha partorito il topolino. “Le fatture per operazioni inesistenti di cui si è dibattuto in questo processo sono la punta dell’iceberg – ha detto il legale – si scaricano le responsabilità sul deceduto presidente Pieretti e su Mascagna che gestiva i rapporti esterni. Altre posizioni andavano attenzionate. Condotte gravissime, una gestione di carattere personalistico, con assunzioni di comodo di parenti, figli, nipoti. La relazione di Cinesi è rimasta sorda durante le indagini”.

“E la massa di creditori? Lasciano increduli le richieste di assoluzione – ha proseguito l’avvocato – a mio avviso è una vicenda che avrebbe dovuto avere un altro sfogo dibattimentale. C’è stata accettazione del rischio e il dolo è pieno e intenzionale”. Durissimo contro i tempi biblici della giustizia. “Solo l’udienza preliminare è durata due anni – ha sottolineato – il processo è giunto al collegio quando la candela stava per spegnersi. Bene che si sia giunti al primo grado”. 

Al centro dell’intricata vicenda una delle più gravi bancarotte che la Tuscia ricordi, con un passivo fallimentare di oltre 60 milioni di euro. Tra i difensori dei quattro imputati che sono stati assolti si è fatto notare Roberto Massatani. “La Seal, purtroppo, è nata male. Una società composta solo da privati e non da banche. Senza banche alle spalle, ha dovuto fare spesso ricorso a crediti bancari. Ha ragione la parte civile. Ma qui non c’è il falso in bilancio, c’è la bancarotta per distrazione e la distrazione manca, mentre le società fantasma venivano coinvolte dal presidente. E non lo dico perché è morto”. 

Silvana Cortignani


Articoli: Crac Seal, toccherà a uno soltanto risarcire un milione di euro… – Fallimento record da 60 milioni di euro, processo al via


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10 maggio, 2018

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