Viterbo – “Se non fai sesso con me, dico a tuo marito che siamo amanti”. Tenta estorsione a luci rosse ai danni della ex che, ai tempi della loro relazione clandestina, avrebbe costretto a subire pratiche in cui usava falli di legno.
Quando la donna si è decisa a lasciarlo, avrebbe cominciato a ricattarla. Se non voleva che dicesse al marito della loro storia avrebbe dovuto continuare a fare sesso con lui. E se non si preoccupava per il coniuge, allora avrebbe divulgato sue immagini alle assistenti sociali così avrebbero visto che non era una buona madre e le avrebbero tolto i figli.
A processo per tentata estorsione davanti al giudice Gaetano Mautone un imprenditore agricolo, residente in un centro della provincia, già condannato nel luglio 2016 dal collegio a sette anni di reclusione e al pagamento di 10mila euro per i danni materiali e ben 25mila euro per i danni morali per i reati di violenza sessuale e stalking ai danni della stessa vittima.
Ancora in attesa dell’appello, è finito nuovamente in tribunale per le denunce sporte dalla donna nel 2014 quando, oltre a subissarla con 600 telefonate nel giro di pochi mesi, l’avrebbe minacciata di distruggerle il matrimonio e strapparle i figli.
La coppia si era conosciuta nel 2012. “Ci aveva presentato un’amica, le famiglie hanno cominciato a frequentarsi e tra noi è nata una relazione extraconiugale, che a un certo punto ho deciso di chiudere, ma lui non voleva. Mi aspettava sotto casa, mi seguiva in auto. L’ho denunciato per stalking e violenza sessuale, dopo di che ha cominciato a ricattarmi, dicendo che aveva prestato 600 euro a mio marito per una cucina e che se non li avevo, glieli dovevo ridare in natura, facendo sesso con lui, sennò gli avrebbe detto che eravamo amanti, avrebbe divulgato certi ‘documenti’ e chiamato i servizi sociali per farmi portare via i figli”, ha raccontato la vittima al giudice.
Lei faceva la bracciante agricola per l’imputato, che nel tempo è stato anche arrestato dai carabinieri in quanto scoperto a coltivare sul suo terreno una vasta piantagione di marijuana. Nella sua abitazione sono stai sequestrati anche diversi giocattoli sessuali. “C’era anche il fallo di legno descritto dalla vittima, che sarebbe stata costretta a subire delle pratiche sgradite”, ha detto al giudice l’allora comandante della locale stazione dei carabinieri.
La vitima, che si è costituita parte civile con l’avvocato Stefania Sensini, nel frattempo aveva detto tutto al marito e il presunto aguzzino era stato colpito da divieto di avvicinamento. Così non ha pagato, né in natura, né in denaro, e sono scattate ulteriori denunce. Fino all’attuale processo per tentata estorsione.
Si torna in aula a dicembre.
Silvana Cortignani
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