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Tribunale - L'imputata è scoppiata in lacrime alla sentenza - Espulsa dal centro d'accoglienza dopo l'arresto, ora è senza fissa dimora

Accoltella il ragazzo che non vuole saperne, condannata

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Gallese – Condannata a tre mesi per avere picchiato e aggredito con un coltello il fidanzato che non voleva saperne se fosse stata incinta, è scoppiata in un pianto dirotto davanti al giudice, commuovendo l’intera aula.

E’ la 19enne nigeriana arrestata lo scorso 16 maggio nel centro d’accoglienza di Gallese dove il giovane, un connazionale, è ospitato e lei gli ha fatto la posta.


– Resta incinta ma lui non ne vuol sapere, lo picchia e lo accoltella


Ieri la giovane è stata processata dal giudice Giacomo Autizi, che ha accolto la richiesta di abbreviato della difesa, rito alternativo che, in caso di condanna, prevede lo sconto di un terzo della pena.

Dal giorno dell’arresto per l’imputata sarebbe andato tutto storto.

Dopo la convalida del fermo per lesioni aggravate, nonostante sia stata rimessa in libertà, in attesa del processo per direttissima è stata espulsa dal centro d’accoglienza di Valentano finendo sulla strada.

A distanza di oltre due mesi sarebbe tuttora senza fissa dimora, secondo quanto riferito al giudice Giacomo Autizi dal difensore d’ufficio, la legale civitonica Tania Cesarini.

Scappata poco più che adolescente dal suo paese d’origine perché perseguitata, nel frattempo, le sarebbe stato rifiutato lo status di rifugiato e non si sa che fine abbia fatto il ricorso contro il rigetto, ricorso che sarebbe stato presentato da un avvocato che segue centinaia di casi analoghi su tutto il territorio nazionale.

Non si sa, infine, neanche se fosse veramente incinta, o si trattasse solo di un ritardo, perché la 19enne non si è saputa spiegare nemmeno con l’interprete di lingua inglese, che l’ha seguita passo passo durante il processo e l’ha consolata dopo averle comunicato la condanna, quando la giovane le si è stretta addosso singhiozzando, in cerca di conforto. A quanto è dato capire, starebbe ancora spettando il risultato delle analisi dall’ospedale. 

Per la pm, che aveva chiesto quattro mesi, nessun dubbio sulla colpevolezza. “I carabinieri l’hanno trovata avvinghiata a un ragazzo piccolo e minuto. Lei lo prendeva a calci e pugni e per terra c’era il coltello con cui lo avrebbe colpito, anche se il referto del pronto soccorso parla solo di escoriazioni dorsali e non di ferite da taglio”, ha detto l’accusa.

La difesa ha sottolineato come la coppia stesse litigando, i fidanzati si stessero colpendo reciprocamente e anche la 19enne sia stata medicata in ospedale per un trauma cranico dovuto a un colpo alla testa. “Il coltello, inoltre, era a terra, non nelle mani dell’imputata. E non è stato analizzato per accertare se avesse colpito, come sostenuto dalla sola parte offesa”, ha proseguito l’avvocato Cesarini, chiedendo di escludere l’aggravante dell’arma da taglio e riqualificare il reato in lesioni semplici: “In tal caso, siccome la presunta vittima non ha posto denuncia-querela, i sarebbero gli estremi per il non luogo a procedere”, ha concluso.

Il giudice ha deciso per la condanna a tre mesi, con sospensione della pena e non menzione. 

Silvana Cortignani

 


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20 luglio, 2018

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