Roma – L’Italia è la penultima nazione europea per numero di laureati. Ultima la Romania. Un record negativo registrato dall’Istat nel report 2017 sui “Livelli di istruzione della popolazione e i ritorni occupazionali”.
“Nel confronto con l’Europa – scrive l’Istat – l’Italia ha una posizione molto arretrata riguardo al secondo obiettivo della strategia Europa 2020 legato all’istruzione: innalzare al 40% la quota di giovani 30-34enni con titolo di studio terziario. Questo obiettivo è stato giudicato fondamentale nella ‘società della conoscenza’, sia per stimolare la crescita economica sia per rendere compatibile crescita e inclusione sociale. Nel 2017, la quota di 30-34enni in possesso di titolo di studio terziario è stimata pari al 26,9% (39,9% la media Ue). Nonostante un aumento dal 2008 al 2017 di 7,7 punti l’Italia è la penultima tra i paesi dell’Unione e non è riuscita a ridurre il divario con l’Europa”.
Forte anche il divario di genere, con oltre una giovane su tre laureata a fronte di un giovane su cinque. Un divario superiore a quello medio europeo e agli altri grandi Paesi dell’Unione. Dal 2008 al 2017 l’incremento nella quota di donne giovani laureate è stato significativamente più sostenuto rispetto a quello degli uomini.
Inoltre “se la quota di 30-34enni laureati è bassa nel Nord e nel Centro (30,0% e 29,9%), nel Mezzogiorno – prosegue l’Istat – si riduce al 21,6% e il differenziale territoriale si sta ampliando”.
Aumentano invece le persone che hanno almeno un diploma secondario superiore. Nel 2017 si stima infatti che in Italia il 60,9% della popolazione di 25-64 anni abbia portato a termine gli studi superiori.
“Il livello di istruzione – sottolinea Istat – influisce sulla partecipazione al mercato del lavoro, sia come livelli sia come qualità. In generale, le prospettive occupazionali migliorano per gli individui che hanno raggiunto almeno un titolo secondario superiore e sono massime per coloro che raggiungono un titolo terziario”.
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