Viterbo – “A una persona ubriaca e con problemi, tanto da essere ricoverata, com’è possibile applicare un ordine d’allontanamento?” O meglio: “Come si fa ad essere certi che abbia compreso quello che le è stato intimato?”. Dubbi. Non gli unici, quelli venuti al consigliere M5s Massimo Erbetti, sul provvedimento applicato lo scorso 4 settembre a una donna in via Cairoli e presentato dall’assessora Claudia Nunzi (Polizia locale) come il primo di una serie per garantire sicurezza ai cittadini. Da allora non se n’è più parlato. Si vede che quell’unico provvedimento è servito a rendere sicura la città.
Erbetti è perplesso e adesso chiede spiegazioni ad assessora, sindaco e dirigente, con un’interrogazione.
Le persone in città chiedono più sicurezza e il giorno della fiera di santa Rosa arriva l’atteso segnale da palazzo dei Priori. L’allontanamento di una donna ubriaca e nemmeno in buone condizioni fisiche. Lo ammette la stessa assessora nel comunicato ufficiale. “Sul posto è intervenuto anche il personale del 118 che ha condotto la donna al nosocomio per le adeguate cure”. Portata in ospedale.
Il che fa sorgere a Erbetti una domanda non di poco conto: “Ma se è stato necessario sottoporla a trattamenti medici – osserva Erbetti – aveva bisogno di ben altro provvedimento”. Un trattamento sanitario, magari.
L’argomento ritorna nell’agenda politica in questi giorni per due ragioni. L’approdo in commissione del regolamento per il cosiddetto Daspo urbano. Da rivedere e ampliare. E poi, per l’interrogazione presentata da Erbetti sull’episodio specifico. Che rischia di trasformare in barzelletta uno strumento che da più parti nel centrodestra chiedono, per fare fronte a situazioni verificatesi in città e ben più complesse (serie?) di una donna ubriaca.
“Il Daspo nasce per altro – osserva Erbetti – dove la presenza di una persona crea problemi, in determinati luoghi. In questo caso mi domando, se fosse stata allontanata per 48 da via Cairoli, però poteva rimanere a valle Faul?”. Occhio non vede, Daspo non duole.
Questa domanda, nell’interrogazione deposita dal consigliere non c’è. Ce ne sono altre. Più dirette. “I nomi degli agenti che hanno redatto i verbali e se tali agenti, nell’adottare il provvedimento di allontanamento si sono confrontati con il comandante e i superiori?”. Ovvero: la dirigente Mara Ciambella era informata?
Poi, il consigliere vuole conoscere chi ha firmato le comunicazioni inviate agli organi competenti: “E a quale titolo lo ha fatto – è riportato nell’interrogazione – e quale sia la procedura di legge per la rilevazione e la trasmissione degli stessi atti”.
Erbetti è in attesa di risposte dall’assessora Claudia Nunzi.
Giuseppe Ferlicca
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