Viterbo – Rischia grosso un ventenne del capoluogo accusato di essersi tenuto meno di mille euro che non gli spettavano. Se il legittimo proprietario della somma non rimetterà la querela, rischia una condanna per appropriazione indebita.
“Se mi avesse chiesto scusa, avrei già rimesso la querela. Ma è sparito, senza farsi più vedere”, ha detto la vittima, il gestore di una discoteca, al giudice Giacomo Autizi che, data la giovanissima età dell’imputato, ieri ha rinviato la sentenza, dando tempo al difensore fino al 14 gennaio per convincere il suo assistito a ravvedersi.
Il giovane, che all’epoca, durante le festività di fine anno del 2013, faceva il “pierre” per il Theatrò, si sarebbe tenuto 990 euro della prevendita dei biglietti della serata di Capodanno.
“Sono soldi miei”, avrebbe risposto all’imprenditore Primo Panaccia, amministratore della società che gestiva il locale, sentito come parte offesa nel processo, il giorno in cui tutti i “pierre” erano riuniti insieme per procedere allo “storno”.
“Mi contestava di non avergli dato soldi che gli avrei dovuto, ma a me non risultava nulla e non ci sono state altre richieste da parte sua. I ragazzi avevano tutti un contratto di collaborazione e guadagnavano cifre relative, sui 200-300 euro. I biglietti erano tutti numerati e registrati alla Siae. I pagamenti li facevamo io o il responsabile dei “pierre”. Lui ha detto che si sarebbe tenuto i soldi perché gli spettavano, erano i suoi, ed è sparito, senza mai più farsi vivo”, ha spiegato Panaccia.
“Ci sono rimasto male. E’ sempre stato un bravo ragazzo. Non capisco. Se mi avesse chiamato. Se solo mi avesse detto ‘senti, ho fatto una stupidaggine’. Se lui mi chiede scusa, io ritiro la querela”, ha concluso, dicendosi ancora disposto a perdonarlo.
Il giudice, sottolineando al difensore come “non è una stupidaggine una denuncia per appropriazione indebita”, gli ha dato tre mesi di tempo per chiedere scusa prima della sentenza.
Silvana Cortignani
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