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Ricordi - La storia del locale che Enzo Ercoli aveva ereditato dal padre che l'avviò negli anni del primo dopo guerra in via San Lorenzo

Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Franca Valeri all’Hostaria da Giocondino…

di Vincenzo Ceniti
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Viterbo - Enzo Ercoli al lavoro nella sua Hostaria

Viterbo – Enzo Ercoli al lavoro nella sua Hostaria

Alberto Sordi ai tempi de “Il vigile”

Alberto Sordi ai tempi del Vigile

Viterbo - Enzo Ercoli al lavoro nella sua Hostaria

Viterbo – Enzo Ercoli al lavoro nella sua Hostaria

Viterbo – Enzo Ercoli aveva ereditato l’osteria dal padre Giocondino che l’avviò negli anni del primo dopo guerra in via San Lorenzo. Con lungimiranza la chiamò Hostaria, termine che avrebbe fatto poi la fortuna di molti locali, non solo di Trastevere.

Quando parlavi con lui ti fissava il labiale per non perdersi una battuta, colpa di una leggera sordità. che si era procurata durante il secondo conflitto mondiale in sud Africa. Ciò lo rendeva più attento e prudente, doti provvidenziali per chi era a diretto contatto con la gente.

Il locale (che Ercoli acquistò da Clelia Savini) disponeva inizialmente di una sala per i “santi bevitori” ed una piccola cucina nel soppalco dove alcuni anni dopo si fece largo una confortevole sala per banchetti.

Tra i fornelli si sono succedute nel tempo diverse cuoche (ricordiamo Rosina e Jole) sotto l’occhio vigile della fidanzata Ada che poi diventerà sua moglie.

Cucina già gustosa e casareccia; ne sapevano qualcosa i venditori che gestivano i banchi nel mercato della vicina piazza del Gesù (per lo più contadini e ortolani) che confluivano di buon mattino a Viterbo da vari centri della provincia.

Si rivolgevano all’”Hostaria per robuste colazioni a base di frittate, fagioli con le cotiche, trippa al sugo, coratella, filetti fritti di baccalà, scaglie di cacio, salumi, uova lesse ed altro.

In quegli anni Cinquanta piazza del Gesù era l’ipermercato di oggi dove si trovava di tutto: pane, carni, patate, pollame, uova, pesci di lago, verdure, frutta ed. altro. Un chiassoso via vai già dalle prime ore dell’alba. Mia nonna dai Cappuccini andava al mercato del Gesù ogni mattina.

Da buon repubblicano, Enzo era anche il presidente della squadra di calcio Edera che militava in vari campionati tra cui gli juniores allora allenati da Giovanni Bonucci. Incarico che voleva dire spese organizzative, arrabbiature, soddisfazioni (poche), pasti gratis nel giorno della partita a qualche giocatore venuto da fuori, lavaggio di magliette, calzettoni e mutandine (a quel tempo i calzoncini si chiamavano così) ed altro.

Colori sociali giallo-verde. Seconda maglia rosso fuoco con banda giallo-verde. Dal 1953 al 1955 facevo parte anch’io degli juniores col numero 2. Va ricordato che nel 1959/1960 l’Hostaria fu scelta come set per alcune scene del film “Il vigile” di Luigi Zampa con Alberto Sordi. Quasi tutte le comparse di allora non ci sono più.

Io ero tra quelle, però in altra scena. Col tempo l’Hostaria divenne sempre più un vero e proprio ristorante tipico, con tanto di sagrestia di vini curata personalmente da Enzo, mentre la moglie sovraintendeva alla sala intrattenendo i clienti, commentando le varie portate ed occupandosi del conto.

Venne ristrutturato il piano terra ed attrezzata la saletta banchetti al vano superiore. Alcuni menu dei primi anni Sessanta, i migliori della gestione, segnalavano tra l’altro ravioli alla Giocondino, minestrone, bucatini all’amatriciana, pasta e ceci, spaghetti alla carbonara, fettuccine alla burina, tortellini alla panna, cotolette alla viterbese, scaloppe alla ciociara, piatto alla vignarola, lombate alla zingara, vitella coi funghi e l’insuperabile pollo novello alla Giocondino la vera specialità della casa.

Il prezzo alla carta o fisso variava dalle 1500 alle 1800 lire. A richiesta veniva proposto il menu turistico allora alle prime armi. Curiosità. A margine dello spartito si leggeva “Il servizio è un po’ lento, ma in compenso la cucina è espressa ed i cibi genuini” Bei tempi. L’Hostaria era anche attrezzata per cestini-pranzo alle numerose troupe cinematografiche che sceglievano Viterbo e dintorni per gli esterni. Fra i tanti “rifornimenti” ricordiamo quelli per le maestranze del Vigile dell’Armata Brancaleone.

Una vera miniera di informazioni è l’albo d’oro (dal 1959) ben tenuto e accurato con dediche, riflessioni, disegni, caricature, battute, firme di vari personaggi dello spettacolo, del cinema, della politica, dell’arte di ogni nazione.

Presenti dignitari, ambasciatori, re come Gustavo Adolfo VI di Svezia (il re archeologo) che in una delle sue visite ha espressamente richiesto una minestra di pasta e ceci. E come Maria Cristina principessa di Borbone. I divi del cinema non si contano.

Eccone alcuni: Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Anna Maria Ferrero, Capucine, Ilaria Occhini, Enrico Maria Salerno, Liana Orfei, Luigi Pavese, Gianni Bonagura, Franco Zeffirelli, Cesare Zavattini, Pietro Germi, Ennio Flaiano, Franca Valeri, Anna Maria Guarnieri, Leopoldo Trieste, Tony Curtis, Monica Vitti…

Scorrendo le pagine si capisce che in quell’albo d’oro c’è un capitolo di storia italiana. Un ammiratore francese scrive “J’aime deux choses, Giocondino et les roses. Les roses pour un jour et Giocondino pour toujours”.

Il regista Sergio Corbucci ammette “Ho mangiato a più non posso e ho leccato anche l’osso”. Un gruppo di contradaioli di Siena scrive “Ci sono due cose insuperabili nel mondo: la contrada del Drago e Giocondino”.

Nell’albo anche il menu datato 1° ottobre 1965 offerto dall’Associazione Commercianti di Viterbo agli ospiti di Orebro in occasione del gemellaggio. Giocondino è stato un campione della promozione turistica della nostra città negli anni Cinquanta-Sessanta. Ce lo ricorda un cliente dalla firma illeggibile “Onore alla cucina viterbese e alla squisita gentilezza della sua gente, forte e cortese!!!”

L’Hostaria chiuse nel 1967. Tre anni dopo Ercoli aprì un nuovo ristorante, il Grottino, in via della Cava a Viterbo che ha gestito fino all’anno anno della sua morte nel 1999. Oggi il locale è condotto dal figlio Claudio che continua la tradizione culinaria del padre.

La ricetta di “Giocondino”: Fettuccine alla Burina
Riportiamo una delle ricette super dell’Hostaria”, le Fettuccine alla burina” dettata personalmente da Enzo Ercoli nella metà degli anni Sessanta ad una giornalista de “La Tribuna della donna”. Occhio alla penna. Fettuccine fatte in casa, di pasta molto dura e composte con uova intere e farina.

Il sugo va preparato così: sciogliete del burro in padella, unitevi dei funghi secchi (che avrete lavato in acqua calda), del prosciutto cotto tagliato a fettine, dei piselli, un po’ di crema di latte, pepe, sale e aromi tra cui un peperone rosso grande e piccante. Ad un terzo di cottura bisogna scolare le fettuccine e poi finire la cottura mantecandole in padella col sugo. Prima di servire spolveratele con parmigiano e pecorino romano.

Vinenzo Ceniti
Console Touring Viterbo


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20 ottobre, 2018

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